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Brescia, follia nel bagno del supermercato: si recide sei dita con le cesoie

di Mario Pari
Il gesto volontario di un 50enne che ha poi gettato tutto nel water, ha tirato lo sciacquone e ha chiamato i soccorsi

A pochi metri di distanza, il popolo della spesa del sabato nell’ipermercato. Lui nel bagno, intento ad amputarsi dita di mani e piedi per gettarle poi nel water e tirare l’acqua.

Il mistero

Una forma di autolesionismo su cui rimane ancora parecchio mistero, anche alla luce di come tutto è avvenuto. Un orrore che cozza non solo con la razionalità, ma che sembra affondare le radici in fragilità lontane; mentre il bagno in cui si è consumato quello che rimane evidentemente un dramma nonostante la sopravvivenza di chi è stato soccorso è quello all’interno del Bennet in via Genova a Brescia.

Le cesoie

Nell’ipermercato il 50enne bresciano è entrato dopo aver comprato, poco lontano, delle cesoie. Poi è andato in bagno, vicino al punto vendita. Lì, senza che nessuno sentisse niente, senza un urlo ha cambiato per sempre il suo corpo. Un proposito, avrebbe detto più tardi, che intendeva attuare da tempo. Si è quindi amputato a colpi di cesoia quattro dita di una mano e due dita di un piede. Il sangue ha iniziato ad uscire copiosamente, lui ha chiamato i soccorsi con il cellulare.

L'intervento

La centrale Areu ha inviato al Bennet un’ambulanza e allertato i carabinieri che sono arrivati immediatamente. Mentre stavano sopraggiungendo i soccorsi un addetto alla sicurezza e il direttore del punto vendita sono andati in bagno a vedere cosa fosse successo, come stesse il ferito; l’uomo era in un lago di sangue e i due hanno cercato di farlo parlare, temendo che perdesse conoscenza e che la situazione diventasse ancora più grave. Nel frattempo hanno anche colto l’irreversibilità del gesto.

Le dita perse per sempre

Nessuna possibilità di riattaccare le dita: erano state gettati nel water ed era stato poi azionato lo sciacquone. Avrebbe spiegato che «erano le sue», per giustificare in qualche modo che di quelle dita poteva farne ciò che voleva. Ma l’aspetto era quello di una persona che non era certamente preoccupata per quanto accaduto. L’ambulanza, una volta in via Genova l’ha fatto salire e portato in ospedale. Parecchio il sangue perso, ma nessun pericolo di vita al punto che l’ambulanza è partita in codice verde. Al Bennet sono rimasti quel sangue, quelle immagini che non verranno mai scordate e l’attuazione di una forma di autolesionismo che ha richiesto una determinazione e una freddezza immense.

I carabinieri del Radiomobile della compagnia di Brescia si sono messi subito al lavoro per cercare di trovare un perché a un simile gesto. E sono emerse appunto quelle fragilità segnate da altri comportamenti delicati, ma mai arrivati a un epilogo così forte. «È un fatto mio» avrebbe anche detto mentre veniva soccorso parlando con una lucidità che appariva più forte del dolore che stava provando. Non è dato sapere se un giorno potrà essere chiarito il motivo del gesto e in particolare se ve ne sia uno preciso o tutto debba essere ricondotto a qualcosa che di ingestibile si è accumulato giorno dopo giorno nella sua esistenza. Fino a sfociare nell’attuazione di un proposito che, per attuazione, epilogo, luogo in cui è accaduto, sembra non avere precedenti negli atti di autolesionismo.

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