L’allarme

I jihadisti bresciani respingono le accuse: «Non siamo terroristi»

di Paolo Cittadini e Mario Pari
Nei testi ritrovati durante le perquisizioni approfondimenti su come fabbricare bombe, anche su tavoli da cucina, in modo «semplice» e con «comuni ingredienti»
Una fase delle perquisizioni Sono state eseguite  dal personale della Digos due giorni fa
Una fase delle perquisizioni Sono state eseguite dal personale della Digos due giorni fa
Una fase delle perquisizioni Sono state eseguite  dal personale della Digos due giorni fa
Una fase delle perquisizioni Sono state eseguite dal personale della Digos due giorni fa

Che quanto postato su social di ogni genere fosse pesantissimo è fuor di dubbio. Ma quei libri, il loro contenuto, non lasciano dubbi su quale fosse il livello di radicalizzazione, e forse non solo, dei due pakistani arrestati dalla Digos della questura di Brescia.

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Gli interrogatori in carcere

Negli interrogatori di garanzia, questa mattina, presente anche il pm, i due non hanno risposto alle domande del magistrato ma hanno rilasciato dichiarazioni spontanee dissociandosi da ogni atto di terrorismo e respingendo le accuse. Il loro legale, Klodian Kolaj, ha chiesto i domiciliari. Il gip si è riservato la decisione.

I libri

Le perquisizioni sono scattate l’altra mattina e nelle scorse ore inquirenti e investigatori hanno avuto modo di verificar il contenuto dei testi. È emerso quanto di peggio si potesse immaginare: come fabbricare ordigni. Tutto ciò in qualche modo imprime una svolta all’approccio dei poliziotti e dei pm alla vicenda e ai due finiti nei guai, ora ancora più seri.

Le figure dei due giovani operai si avvicinano sempre più a quelle che non si mettono in evidenza solo per la radicalizzazione, ma anche per un’attenzione a qualcosa di più operativo.

Difficile, in ogni caso, sganciare il contenuto dei post dal ritrovamento dei libri su come fabbricare gli ordigni. A tutto ciò bisogna aggiungere che dagli accertamenti investigativi è emerso che sono stati visitati siti su come si fabbricano gli ordigni. Ma è passando al setaccio quanto riportato dall’ordinanza che si coglie il legame tra chi posta e i contenuti di morte. Il giudice scrive: «Vengono poi segnalati i post che inneggiano, anche mediante le rappresentazioni fotografiche associate, alla violenza indiscriminata e ad azioni cruente, nell’ambito dei quali si dichiara pronto ad «andare in carcere almeno una volt nella vita “si augura la guerra globale in Europa, anche nucleare, essendo“ pronto a sacrificare tutto pur di distruggere questa società (intesa la cultura occidentale)».

La radicalizzazione globale

E «Di notevole rilevanza, ai fini della valutazione della sussistenza di elementi indiziari a carico dell’indagato, è il contenuto di due immagini e frame, che alludono alle modalità di realizzazione di ordigni artigianali e pongano la questione della progressiva radicalizzazione globale come missione del musulmano».

È stata individuata il 25 febbraio 2023 «l’immagine di un uomo travisato, vestito con tuta mimetica, posizionato dietro il bancone da lavoro di una cucina. La didascalia, in lingua inglese recita: “come fare semplici sostanze esplosive con comuni ingredienti» Questo assume una rilevanza ancora maggiore se si considera che «sono stati rinvenuti contenuti celebrativi del combattimento, del ricorso alla lotta armata e ritraenti azioni cruente quali uccisioni, scarnificazioni, decapitazioni ovvero vignette con contenuti violenti esposti con l’uso di espressioni sarcastiche».

Viene utilizzata infine l’espressione «Che buongiorno» con riferimento all’attacco ad Israele del 7 ottobre sottolineando che: «Gli israeliani sono stati colti di sorpresa quando Hamas ha lanciato un attacco a sorpresa». Tanta violenza, quindi, da quella della bomba «fai da te» alle stragi salutate con un buongiorno pieno d’entusiasmo.

 

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