L’invito subito raccolto

I presidi delle scuole bresciane: «Leggeremo in classe con i ragazzi la lettera scritta dal padre di Giulia Cecchettin»

di Magda Biglia
Un ulteriore momento di riflessione che si inserisce in percorsi già avviati negli istituti scolastici di città e provincia
Momenti di sensibilizzazione Le scuole bresciane si sono mobilitate in ricordo di Giulia
Momenti di sensibilizzazione Le scuole bresciane si sono mobilitate in ricordo di Giulia
Momenti di sensibilizzazione Le scuole bresciane si sono mobilitate in ricordo di Giulia
Momenti di sensibilizzazione Le scuole bresciane si sono mobilitate in ricordo di Giulia

Il terreno è fertile. L’invito, appena arrivato nelle scuole dal ministero a leggere nelle classi le parole pronunciate dal papà di Giulia Cecchettin durante i funerali della figlia, barbaramente uccisa dall’ex fidanzato, si innesta su un lavoro di riflessione già ampiamente avviato negli istituti bresciani. «Il discorso di Gino Cecchettin – scrive il ministro Valditara - esprime sentimenti di dolore, speranza e amore, ma risuona anche come un'esemplare lezione di educazione civica rivolta al Paese. Inoltre, sottolinea il ruolo fondamentale e la responsabilità educativa della scuola, chiamata anch'essa a investire in programmi formativi che insegnino il rispetto reciproco. Pertanto, le istituzioni scolastiche partendo da quelle parole potranno organizzare momenti di riflessione e di approfondimento sul significato del discorso e sull'affermazione della cultura del rispetto». Insomma, come dire, già fatto, si faceva prima, si farà ancora.

La riflessione nelle scuole bresciane

«Esiste una rete di scuole contro la violenza sulle donne, attiva con progetti per studenti, genitori, docenti. Il nostro istituto è stato uno dei primi ad aderire- dice Ersilia Conte, preside dell’IIs Levi di Sarezzo- C’è sensibilità e tradizione. Comunque coglieremo anche questa occasione per ribadire le riflessioni nelle ore di educazione civica, portando all’attenzione anche le espressioni di questo padre capace di reagire in tal modo a un dolore enorme».

Anche al liceo Arnaldo lunedì, dopo il Ponte, si riprenderà l’argomento, che rischia poi di scemare dalle cronache, «ma si farà calandolo nel percorso che in quasi tutte le aule è stato avviato. Scorporato non avrebbe senso» sottolinea la dirigente Elena Lazzari, ricordando che subito in corso Magenta è stato affrontato il tema e che il 25 novembre è stata collocata in cortile una panchina rossa.

All’Iis Castelli ci sono più maschi che femmine, si è discusso fra i banchi anche francamente, non sono mancati i distinguo. La frase che purtroppo si sente anche in giro sulla cosiddetta «provocazione» da parte delle ragazze con abbigliamento e comportamenti è saltata fuori. «Proprio il parlarne aiuta a trovare nuova consapevolezza - sottolinea la preside-. Si sono fatti approfondimenti soprattutto dalla terza in poi, ci sono i ragazzi più sensibili, altri meno, ma bisogna continuare, non fermarci all’urgenza dei fatti. Non è sempre facile creare coscienza, ci ragioni, capiscono, ma ci vuole tempo e crescita».

La sollecitazione governativa è pervenuta prima di un ponte, non contiene l’allegato, va cercato e distribuito, finirà all’ordine del giorno lunedì. È stata rivolta pure al primo ciclo. «Il femminicidio è da un po’ all’attenzione. Trarremo altro spunto da quanto il padre ha detto, senza quella rabbia che ormai pare protagonista del nostro vivere - afferma Sergio Ziveri dall’Est 3 -. Anche il Comune ha già proposto incontri al giovedì sulla violenza di genere con la sindaca Castelletti e l’assessora Frattini che interverranno personalmente con gli alunni, e noi ci siamo iscritti. Ma non è tema inedito, presente già come indicazione nella legge 107 della Buona Scuola. Più delicato è parlarne alle primarie, meno alle medie. Sono piccoli e occorre a volte il consenso delle famiglie. Lo richiediamo di prassi per i corsi di affettività e di educazione sessuale. Non mancano genitori contrari o per cultura o per convinzione di un’età non ancora adatta, anche se poi oggi i bambini sono prestissimo a contatto con videogiochi violenti o con canali non proprio educativi».

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