I «NEMICI» DEL CREMLINO

Nella «lista nera» di Putin 92mila nomi. Tra i ricercati anche due bresciani

di Giuseppe Spatola
Renzo Folco e Giovanni Scaroni compaiono nell'elenco decriptato e reso pubblico nelle scorse ore sul Web
Nella lista nera di Putin 92mila nomi
Nella lista nera di Putin 92mila nomi
Nella lista nera di Putin 92mila nomi
Nella lista nera di Putin 92mila nomi

Ci sono anche due bresciani nel registro di oltre 92 mila persone ricercate dalle autorità russe, pubblicato qualche settimana fa sui siti ufficiali del Cremlino. Il primo ad essere entrato nel mirino di Putin è Renzo Folco, 73 anni, di Montecchio Maggiore (Vicenza) ma secondo quanto dichiarato oramai bresciano d’adozione. Di lui si sa molto poco: sui social dice di essere residente a Brescia, in passato aveva lavorato per la Cooperativa Interservice Arl a Vicenza, ora chiusa, ma attiva per oltre vent’anni in via Contrà Padova. Folco risultava socio lavoratore, poi di lui si sono perse le tracce, anche se sui social compaiono vari agganci con persone residenti in Bielorussia.

I ricercati italiani e bresciani

Le informazioni sui ricercati internazionali sono state diffuse in prima istanza da Mediazona, sito di attivisti anti putiniani che sono riusciti a scaricare il documento dal sito istituzionale russo senza farsi intercettare dai servizi segreti. Un registro enorme, una lista nera infinita quella di Vladimir Putin e della Russia che conta 92mila persone ricercate.

Ad analizzare il database e a estrapolare i nomi degli italiani con la giusta traslitterazione dal cirillico è stato Alessandro Orlowski, un italiano esperto di ricerca dati nel dark web e conoscitore della macchina della propaganda russa. I nomi italiani estrapolati dal database sono 25. Donne, uomini, manager, combattenti, i profili deigli italiani sono variegati. E tra loro un altro bresciano, di Lumezzane, Giovanni Arsenio Scaroni. Tutti nemici della Russia e del Cremlino. Proprio da questa lunga raccolta di profili era emerso pochi giorni fa il nome della premier estone Kaja Kallas, «rea» di eccessivo sostegno a Kiev ma soprattutto di attentare-secondo il Cremlino- all'integrità della storia e della cultura russa.

Ebbene, in questa lunga lista di ricercati veri e propri, vi sarebbero i nomi di ben 25 italiani tra cui appunto il lumezzanese Scaroni e il bresciano di adozione Folco. Tra gli ostracizzati anche Rosario Salvatore Aitala, giudice della Corte Penale Internazionale, «colpevole» del mandato di arresto per Putin per crimini di guerra.

Accanto a loro manager (tra cui Giovanni Di Massa, il manager, della Iss International fermato a Mosca lo scorso anno in possesso di mefredone), imprenditori, esponenti di Casa Pound: alcuni di loro sono nomi conosciuti alla Digos, altri invece oltre a figurare anonimi come i due bresciani sembrano non aver mai avuto nessun problema con la giustizia. Estrapolare i nomi italiani dal lungo elenco non è stato semplice. Il merito è dell'esperto di cyber propaganda Alessandro Orlowski, che è riuscito a trovare le giuste traslitterazioni dal cirillico. Ricavare i nominativi dei nostri connazionali non è stato facile, ha dichirato Orlowski, poichè ha richiesto l'utilizzo di un programma speciale, non essendo presente alcun motore di ricerca all'interno della lista. Sono tutti uomini, eccezion fatta per Giulia Schiff, la pilota balzata agli onori della cronaca per aver denunciato atti di nonnismo all'interno dell'accademia di Pozzuoli, e poi volata in Ucraina, divenendo per Mosca una vera e propria foreign fighter. Tutti i nominativi italiani hanno la data di nascita compresa tra il 1951 e il 2002.

Apparentemente, nessun filo rosso mette insieme tutti e 25 i nominativi, ognuno dei quali avrà «guadagnato» la propria iscrizione nel database per ragioni differenti, certamente legate a qualche forma di idiosincrasia da parte di Mosca per le proprie posizioni o attività. Fra i nominativi che richiamano anche alcune pagine recenti di cronaca spunta quello di Ubaldo Procope, antiquario veronese ed esperto di icone russe che esattamente dieci anni fa era stato trattenuto per dieci ore all'aeroporto di Mosca-Domodevo a causa di un problema di perizie legate a delle icone acquistate a Mosca.

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