Il caso

Morte di Sana Cheema: ci saranno videoconferenze per le deposizioni dal Pakistan

di Mario Pari
Possibile un viaggio dei giudici togati, pubblica accusa e avvocati, all'ambasciata di Islamabad

Si ripartirà da quei video che potrebbero rappresentare a tutti gli effetti la svolta nel processo per la morte di Sana Cheema, la giovane con passaporto italiano e pakistana di origine, morta in patria a 24 anni nell’aprile del 2018. In particolare si tratta dei protagonisti dei servizi giornalistici realizzati da reporter pakistani e mostrati in aula nell’udienza del 10 ottobre scorso.  Il presidente della corte d’assise Roberto Spanò ha ribadito anche ieri l’importanza del viaggio in Pakistan per acquisire testimonianze. Tra queste in particolare, quelle dei due imputati: il padre e il fratello di Sana Cheema, per il cui omicidio entrambi sono a processo.

Ieri si è quindi proceduto all’integrazione della lista dei testimoni dell’accusa, su richiesta del procuratore generale Guido Rispoli e del pm Claudia Passalacqua. Sono stati individuati 16 testimoni che potrebbero essere escussi nell’ambasciata italiana di Islamabad in videoconferenza. L’ambasciata è territorio italiano e questo renderebbe più agevoli le procedure per le escussioni. Da parte della magistratura bresciana sono stati già avviati i contatti con il magistrato di collegamento presente nell’ambasciata a Islamabad. Le escussioni riguarderanno forze dell’ordine, ma anche i giornalisti che hanno realizzato i video dal contenuto imprescindibile per il processo.

Sono già anche state fissate le date delle escussioni in videoconferenza, una al mese a partire dal mese di marzo prossimo. Ma il presidente Spanò ha ribadito l’importanza del viaggio in Pakistan per poter sentire i due imputati. In merito ha spiegato che l’escussione nella nazione asiatica va nella direzione del rispetto del principio di oralità. Alla trasferta prenderebbero parte pubblica accusa, giudici togati e avvocati. Con riferimento a questi ultimi ieri, per la prima volta hanno preso parte all’udienza i due nuovi difensori di padre e fratello di Sana, dopo la rinuncia al mandato del precedente avvocato. Nell’udienza di ieri dovevano essere sentiti due testimoni, ma i legali hanno chiesto di aggiornare le escussioni a un’altra udienza per poter conoscere meglio gli atti del processo, essendo la loro nomina recente.

A tutto ciò va aggiunto un aspetto certamente rilevante, evidenziato dal presidente della corte d’assise. Si tratta della possibile riapertura del processo in Pakistan, alla luce delle novità emerse nel processo italiano. Com’è noto nella nazione d’origine i due imputati sono stati assolti. Ma il processo che si sta celebrando in Italia sta procedendo speditamente e sono già emerse novità importanti che potrebbero avere un ruolo determinante anche per quanto riguarda la giustizia pakistana.

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