Il report
Pericolo in agguato: i bresciani minacciati da 31.000 frane
Sono 90.000 i residenti che sono esposti sul territorio a rischio medio o elevato. Il 70% della «zona rossa» è concentrato in Valcamonica. Gianico è il paese più fragile. I beni culturali vulnerabili sono 453: il 13,64% del totale tra chiese, monumenti e musei
Il territorio bresciano si sta sgretolando. Sono 31 mila in provincia i fronti instabili costantemente esposti al rischio di frane o smottamenti. Il 70% delle zone rosse è concentrato in Valcamonica. Su un territorio di 4.786 chilometri quadrati, l'11,26% è soggetto a smottamenti, e oltre 233 chilometri quadrati (4,9%) rientra nell'area di rischio molto elevato.
Gianico il paese più fragile
Lo scivolamento di materiale roccioso e la caduta massi non sono più esclusivamente legati al maltempo, ma sempre più spesso ad innescare i fenomeni sono profonde lesioni delle faglie. Gianico è il paese più «fragile» di tutta la provincia, con il 64,8% di territorio a rischio. Subito dopo arrivano Lodrino con il 57,5% e Darfo con il 53,1%. Se si prende in considerazione la vulnerabilità dal punto di vista della popolazione, il paese messo peggio è Paisco Loveno: pochi abitanti, solo 174, ma più di 100 sono potenzialmente nella traiettoria di frane e smottamenti. La percentuale scende lievemente a Pezzaze - con un rischio del 34,1% - e a Limone con il 21,9%.
Intere comunità a rischio
Per rendere meglio l’idea, basta dire che sono 13.144 i bresciani esposti al pericolo elevato o molto elevato di frane, cui vanno ad aggiungersi i 76.744 a rischio «medio», per un totale di 89.888 persone. Un residente su 14 è esposto agli effetti del dissesto idrogeologico. Ma gli smottamenti minacciano anche 27.441 edifici civili, il 10,26% del totale della provincia. Su una platea di 118.742 imprese, 503 sono esposte al pericolo frane «molto elevato», mentre 746 si trovano nella fascia «elevata» e 6.235 affrontano un rischio medio.
I beni culturali a rischio
Nel Bresciano i beni culturali vulnerabili in pericolo sono 453, il 13,64% del totale tra chiese, monumenti, musei, biblioteche e immobili storici. Lo snodo restano le risorse: per mettere al sicuro la Valcamonica servirebbero opere per 300 milioni, soldi che non ci sono, anche se molto si sta facendo sul piano della prevenzione e della gestione delle emergenze, così da limitare i danni.
Prevenzione e interventi
Le ultime frontiere del contrasto al dissesto sono emerse dal convegno ospitato al Museo di Scienze Naturali di Bergamo. «L’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente - ha affermato Fabio Cambielli, direttore generale di Arpa Lombardia - vanta un Centro di Monitoraggio Geologico guidato da Luca Dei Cas che monitora 45 frane, di cui 33 in automatico attraverso 875 sensori per un totale di 26.785.000 dati l’anno, e 12 in manuale.
Il Cmg si affida a strumenti di alto livello tecnologico e su un sistema di early warning che mantiene sotto stretta sorveglianza le aree di frana di interesse regionale, consentendo di far scattare in anticipo la «macchina» della prevenzione, evacuando per tempo le zone interessate da crolli imminenti». Roberto Perotti, presidente dell’Ordine dei Geologi della Lombardia, ha osservato come: «I monitoraggi non ci consentono di azzerare le criticità, ma di avere il tempo di allertare e quindi di salvaguardare la vita delle persone». Emblematico è il caso della faglia instabile di Tavernola, che ha un volume di qualche milione di metri cubi.
«E' un fenomeno antico, alimentato da scavi minerari – ha osservato Sergio Santambrogio, consigliere dell’Ordine dei Geologi della Lombardia -. Nel 2021 il movimento della massa di materiale ha subìto un’accelerazione. Sono stati effettuati una serie di studi sulla possibilità che questa frana, cadendo, desse origine a problemi di tsunami o comunque di onde anomale che avrebbero travolto Montisola e Iseo, essendo 200 metri sopra il Sebino. Sono stati eseguiti interventi per stabilizzare il fronte con sondaggi e perforazioni». Ora l'allarme è rientrato ed è stato varato un piano di messa in sicurezza.