l'inchiesta

Stop al fotovoltaico su aree agricole: il futuro sui terreni da bonificare

di Cinzia Reboni
Il decreto approvato dal Consiglio dei Ministri salverà centinaia di ettari di suolo. In provincia di Brescia ci sono 9,2 chilometri quadrati che stando alla normativa potrebbero essere convertiti in centri in grado di produrre energia da fonti rinnovabili

Un posto al sole, ma non per tutti. D’ora in poi la corsa all’energia solare non brucerà la fertile campagna bresciana. Dal Governo è arrivato  lo stop ai pannelli fotovoltaici a terra nelle zone agricole, e il via libera agli impianti per la produzione di energia solare nei siti dismessi. Il decreto sulle emergenze in agricoltura, approvato dal Consiglio dei Ministri, «salverà» centinaia di ettari di terreni. Secondo Coldiretti, che ha vinto questa storica battaglia contro il «fotovoltaico selvaggio», in provincia di Brescia sono numerosi i progetti in fase avanzata nella zona della Bassa e del lago di Garda, che vedrebbero sottratto suolo agricolo per l'installazione di pannelli fotovoltaici a terra.

Da un rilevamento Ispra, risulta che nella sola provincia di Brescia, dal 2018 al 2022, quasi mille ettari di superficie agricola è stata sottratta, con un record negativo nel 2021 come prima provincia assoluta in Italia.

Stop ai campi fotovoltaici «selvaggi»

Il giro di vite sul fotovoltaico a terra mette un freno a future installazioni e ad estensioni dei parchi solari già esistenti su tutti i terreni potenzialmente agricoli e coltivabili, ma non per quelli già approvati. Le uniche deroghe previste sono gli impianti agrivoltaici sollevati da terra (1,3 metri nel caso di attività zootecnica per consentire il passaggio dei capi di bestiame, o 2,1 metri nel caso di attività colturale per consentire l'utilizzo di macchinari agricoli), oppure finanziati dal Pnrr per raggiungere gli obiettivi europei previsti entro il 2030. Le uniche «location» consentite sono cave, miniere, aree industriali, aree in concessione a Ferrovie dello Stato e ai concessionari aeroportuali.

Un futuro nuovo

Discariche, cave e siti produttivi dismessi potranno dunque generare valore economico e sociale diventando centri di produzione di energia da fonti rinnovabili. In provincia di Brescia ci sono 9,2 chilometri quadrati da bonificare, il 12% del totale della Lombardia, che è di 74 kmq. Aree dismesse grandi quanto Castegnato o Ospitaletto, che potrebbero essere «riconvertite» per la produzione di energia pulita. Attirare investitori pronti a recuperare aree dismesse e a realizzare bonifiche è uno degli obiettivi delle politiche regionali dell’assessore all’Ambiente e Clima, Giorgio Maione, attraverso il progetto «Green renewable», volto a incentivare lo sviluppo di nuovi impianti energetici rinnovabili su aree inutilizzate e contaminate: «Si sono già tenuti nei mesi scorsi quattro workshop partecipati da consulenti, associazioni di categoria, istituzioni e operatori privati – spiega l’assessore Giorgio Maione -. Sono stati individuati aspetti critici del processo e possibili suggerimenti tecnico-operativi e di indirizzo per il futuro».

Altre aree interessate

Agli oltre 9,2 chilometri quadrati di superfici da bonificare in tutta la provincia, vanno ad aggiungersi le aree agricole a sud del Sin Caffaro, che da sole «valgono» ulteriori 6,2 chilometri quadrati circa. «Anche sulla bonifica delle aree private della Caffaro stiamo pensando ad un intervento in linea con questo indirizzo – aggiunge Maione -, che preveda fitotrattamento, bosco e produzione di energia da fonti rinnovabili».

Il progetto del parco fotovoltaico previsto al posto dell'ex Ideal Standard, in capo ad A2a, che arriverà ad una capacità produttiva a pieno regime di 6 Megawattora, è invece ancora nel cassetto. «Il Pgt lo prevede come possibilità – spiega Michela Tiboni, assessore alla Rigenerazione urbana e Pianificazione urbanistica del Comune di Brescia -, ma al momento non è ancora stato presentato un progetto vero e proprio». «Ci sono ancora aspetti tecnici e normativi da approfondire – conferma A2A -. La trattativa con Idea srl, che nel 2020 aveva acquisito l'area dismessa, è aperta a diverse soluzioni, tra cui appunto anche l'impianto fotovoltaico».

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