IL PERSONAGGIO

«Gioba», a Moniga il sacerdote fumettista dal segno pungente e divino

di Alessandro Gatta
Don Berti è autore di vignette che veicolano in modo simpatico il credo cristiano e aiutano ad interpretare il Vangelo
Don Giovanni Berti  È parroco di Moniga dal 2015 e autore di vignette ironiche  e graffianti
Don Giovanni Berti È parroco di Moniga dal 2015 e autore di vignette ironiche e graffianti
Ogni giorno sulla terra è fatto per dialogare

La sua produzione fumettistica è spesso ironica, a volte graffiante ma inevitabilmente religiosa. Per ovvi motivi: don Giovanni Berti (in arte Gioba) è sacerdote dal 1993 e dal 2015 parroco di Moniga.

In paese ha appena concluso un laboratorio estemporaneo di fumetti, titolo «Dio è pop?», pochi giorni fa è stato avvistato anche in televisione (Tv 2000), da poche settimane in libreria il cofanetto che raccoglie la trilogia di libri pubblicati in questi anni. Non solo prediche e messe: le vignette di Gioba sono ormai un secondo lavoro. «Non faccio altro che portare avanti la mia passione», racconta don Giovanni Berti, «ovvero raccontare cose della vita e della religione attraverso i fumetti. Non è una scelta tanto campata in aria: da sempre nella storia si comunica per immagini, un modo evocativo ed efficace».

Una passione innata

Un modo per dire che anche Dio è pop: «Ma nel senso di popolare, comune. Anche la fede e i contenuti alti possono essere pop». La matita tra le mani, da sempre: «Disegno fin da quando ero bambino», continua Berti classe 1967, «ma le prime vignette le ricordo al liceo, quando facevo pure le caricature dei professori. Ho continuato in seminario: raccontavo quello che succedeva con le illustrazioni».

Il suo blog gioba.it è online dal 2007. «Ogni settimana commento il Vangelo e lo accompagno con una vignetta». Raccolte nei suoi libri: «Il primo è sul Vangelo, il secondo sull’Antico testamento, il terzo sulla storia della Chiesa. Anche il Vangelo ha un prequel, appunto l’antico testamento, e un sequel, la Chiesa. Cerco di raccontarlo con un linguaggio diverso, agganciato a ciò che viviamo quotidianamente».

Vignette di tutti i generi

Ma ci sono anche tante vignette laiche: sulla società, sull’immigrazione, contro la guerra. «Non sempre devono far ridere», ammette, «ma basta un’immagine per catturare un’emozione o trasmettere un messaggio».

Non mancano vignette tristi. «Ne realizzai una in memoria di un ragazzo morto a soli sedici anni e sul suo viaggio in paradiso. Piacque alla famiglia, mi piace pensarla come una carezza ai suoi cari». Sono numerose le vignette, di diverso genere, sensibilità e tematiche. Non mancano vignette cult: dal Covid a quella dedicata ad Achille Lauro a Sanremo, o sul 25 Aprile in cui Gesù risorge cantando «Questa mattina mi son svegliato, oh bella ciao, ciao, ciao», senza dimenticare i disegni sulle guerre in Ucraina o in Palestina o collegate al campione olimpico dei 100 metri piani Marcell Jacobs.

«Ne ho fatte alcune anche per un convegno sulla famiglia organizzato a Bologna: c’è chi mi ha definito blasfemo o irriverente, ma io dico solo che una vignetta deve un po’ esagerare, ma senza polemica, con ironia», continua don Giovanni Berti, un prete 2.0. «La Chiesa non può avere un pensiero monolitico quanto un dibattito aperto su tanti temi diversi. Non mi piace chi si pone in maniera super-chiusa: ogni giorno sulla Terra è fatto per dialogare, parlare e discutere». 

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