Lacrime e incredulità

Il dolore della sorella Angela: «Non ci sono parole. Santina era una donna d’oro»

di Alessandro Gatta
Si erano viste l'ultima volta mercoledì scorso, come ogni settimana da una vita
La sorella di Santina
La sorella di Santina
La sorella di Santina
La sorella di Santina

«Non c'è parola per alleviare il dolore». Lo ripete come un mantra Angela Delai, sorella della povera Santina. Si erano viste l'ultima volta mercoledì scorso, come ogni settimana da una vita.

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«Era il giorno delle sorelle – racconta Angela, che vive a Moniga: in famiglia anche i fratelli Gianni, Luigi e Piero, la sorella Virginia –: passavo a prenderla a casa perché lei non aveva la patente, poi andavamo insieme al cimitero a salutare i nostri mariti defunti, infine tornavamo a casa sua: caffè e due o tre partite a briscola».

I fratelli sono tutti fuori dall'abitazione di via Panoramica: manca solo Virginia, in quel momento in caserma a Salò a parlare con i carabinieri. «Santina era una persona d'oro – continua la sorella –: aveva una grande forza d'animo, tanta voglia di lavorare. Adesso era in pensione dopo aver lavorato tanto nelle case, faceva le pulizie».

Una vita tranquilla

«Tutte le mattine si alzava alle 5 per pulire casa, era la sua routine – sospira Angela Delai –: anche ieri mattina, da che ho capito, aveva già aperto tutte le finestre, portato fuori i cuscini dalle stanze, cominciato a pulire il cucinino».

Con la voce smorzata dal pianto racconta quanto le è stato riportato. «Mi han detto che l'hanno vista a terra, non c'era sangue, ma aveva una gamba girata all'indietro. Aveva uno straccio stretto forte intorno al collo», spiega. Lecito chiedersi come sia stato possibile. «Tutti i giorni andava a mangiare dal figlio, che abita accanto. Lui mi ha detto di averla salutata dalla finestra quando è uscito a portar fuori la plastica per la raccolta differenziata. Tutti i giorni la chiamava non appena arrivava al lavoro, tanto lei era già sveglia per fare i mestieri. Erano una famiglia unita». Sullo smartphone scorrono vecchie fotografie, sul volto i segni di una lacrima. «Non ci sono parole per alleviare il dolore».

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