il matricidio

Omicidio di Puegnago, la confessione di Pedrotti: «Un quarto d'ora per strangolare mia madre. Urlava il mio nome»

di Mario Pari
Il 57enne davanti al pm Ines Bellesi e ai carabinieri ha confessato di aver prima stretto le mani al collo della 78enne Santina Delai per finirla poi strangolandola con uno straccio
Mauro Pedrotti, a sinistra, fuori dalla villetta di Puegnago. Nella foto in alto, Santina Delai
Mauro Pedrotti, a sinistra, fuori dalla villetta di Puegnago. Nella foto in alto, Santina Delai
Mauro Pedrotti, a sinistra, fuori dalla villetta di Puegnago. Nella foto in alto, Santina Delai
Mauro Pedrotti, a sinistra, fuori dalla villetta di Puegnago. Nella foto in alto, Santina Delai

Ha visto che: «il ventre non si alzava più perché aveva smesso di respirare» e da lì ha capito che «era morta». Nei minuti precedenti Mauro Pedrotti, 57 anni, a Puegnago, aveva prima stretto le mani al collo della madre, per finirla poi strangolandola con uno straccio.

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La confessione 

L’ha detto nella notte in cui è crollato, tra mercoledì 7 e giovedì 8 febbraio, rispondendo alle domande del pm Ines Bellesi e dei carabinieri. La madre Santina Delai, 78 anni, non è morta velocemente. «C’ho impiegato una quindicina di minuti» ha dichiarato il figlio, prima d’essere fermato e condotto in carcere. Dichiarazioni spontanee, prima rilasciate e poi in parte ritrattate quando ad assisterlo è stato l’avvocato Giovanni Brunelli, prima d’ufficio, ora di fiducia.

Il figlio della donna davanti alla casa del delitto

Le dichiarazioni, poi ritrattate

Una, è di rilevanza fondamentale per la posizione di Pedrotti. Prima dell’arrivo del legale, con tutto ciò che comporta da un punto di vista procedurale, ha detto, parlando della madre: «È da una quindicina di giorni che pensavo di ucciderla. Quindi ieri mattina sono andato in casa sua e l’ho uccisa, strangolandola, dapprima con le mie mani, in seguito anche stringendole al collo uno straccio». In seguito, alla presenza del legale ritratterà: «Non ho premeditato di ucciderla, ma ho pensato di farlo solo la mattina del 7 febbraio 2024».

Il nome urlato

Nello stesso interrogatorio riferisce: «lei ha provato a difendersi ed è scivolata». E: «lei ha urlato il mio nome finché non è riuscita più a parlare». Poi Mauro Pedrotti va al lavoro e pensa di fare: «tre telefonate a mia mamma per far sembrare che fosse ancora viva e come se fosse stato un furto. Mentre stavo strangolando mia mamma, ho pensato di inscenare un furto, aprendo alcuni cassetti e tirando fuori alcune magliette».

"L'ho uccisa perché ero stanco del suo carattere"

L’interrogatorio nella notte, alla caserma Masotti di Brescia, termina con: «L’ho uccisa perché ero stufo del suo carattere, era invadente, mi comandava di fare ogni cosa. Domenica 28 gennaio, ho discusso con mia mamma per il fatto che io volessi vendere casa mia e lei non era d’accordo. Mia mamma mi rimproverava ogni qualvolta io e la mia famiglia andavamo in vacanza, anche solo per qualche giorno. Io ho sofferto per questa ennesima discussione tant’è che da ultimo lei cenava in casa mia, ma con mia moglie, mentre io ero in disparte».

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Alla contestazione relativa al progetto omicidiario, Pedrotti risponde di «essersi spiegato male» e che intendeva dire che «erano quindici giorni che non dialogava con la madre». Spiega anche di «non avere problemi economici, ma di non navigare nell’oro». Gioca «saltuariamente con le macchinette», ma «solo qualche euro». Una delle persone sentite ha però riferito di aver appreso nel luogo di lavoro che l’indagato aveva il vizio del gioco.

Il vizio del gioco 

In particolare, ha spiegato: «Per sentito dire sapevamo che lui giocava alle macchinette da circa a due anni. Circa un anno e mezzo fa, più di una volta ci riferiva al mattino che poteva anche fare a meno di lavorare in quanto aveva vinto a volte 500 euro a volte 700, e anche 1.000 euro e materialmente vedevo i soldi in contanti nel suo portafoglio».

I carabinieri e la Scientifica a Puegnago - OnlyCrew

Si è appreso inoltre che i carabinieri della stazione di Manerba, molto attivi nella delicatissima indagine, hanno trovato in un bidone, su indicazione di Pedrotti, non solo il giubbino in pile di cui si è già riferito nell’edizione di ieri, ma anche un paio di scarpe con le suole compatibili con impronte di calzatura rilevate nel bagno della casa della vittima. Questo è stato accertato dai carabinieri della Scientifica di Brescia che mercoledì sono rimasti da mattina a sera, con i colleghi della compagnia di Salò, nelle zone interessate dalle indagini.

L'ultima frase prima del carcere

Mauro Pedrotti, prima di essere portato a Canton Mombello, ha anche detto: «Ora mi sento libero perché non ho più quella civetta sul collo, con ciò intendo riferirmi a mia madre, anche se sono dispiaciuto di averla uccisa».

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