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Desenzano, stazione della Tav a San Martino: in Consiglio comunale vince il fronte del «sì»

di Alessandro Gatta
È stata respinta per 10 voti a 5 la mozione contro il nuovo scalo. Per la maggioranza di centrodestra è un’opera strategica

Maggioranza compatta, il «treno» ormai è partito e non torna indietro: in Consiglio comunale a Desenzano la sfida sulla stazione Tav del Garda finisce 10 a 5 per chi i favorevoli alla realizzazione della nuova fermata dell'alta velocità a San Martino, respingendo la mozione del consigliere dei Cinque Stelle, Andrea Spiller, che chiedeva a sindaco e giunta di impegnarsi per fermare il progetto da 58 milioni e 30 mesi di cantieri.

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Il fronte del «sì»

Venerdì sera 24 novembre hanno votato contro la stazione, oltre a Spiller, anche Beatrice Gabusi, Maria Vittoria Papa, Bernardo Comini e Andrea Palmerini Pd. La maggioranza invece resta a favore dello scalo Tav. «Anche la storica stazione di Desenzano venne costruita su un terreno che a quel tempo era campagna: fu una visione illuminata, perché la città si è sviluppata anche grazie a questo asset», ha detto Alessandro Boccafolio di Fratelli d’Italia. E il presidente del consiglio Paolo Abate (Lega): «Non vorrei mai rinunciare alla stazione e poi trovarmene un'altra, in Veneto, a 5 km di distanza».

Il fronte del «no»

Quindi il consigliere Comini ha presentato un emendamento a tutela del Plis di San Martino, a pochi passi dalla stazione che verrà: non è bastato a dirottare il voto. «La vera alternativa sarebbe stata il terzo binario sulla linea storica, anche al servizio dei pendolari: non esiste solo il turismo, che sta diventando predatorio, e nemmeno una visione del futuro dello sviluppo ad ogni costo in un'epoca di emergenza ambientale», ha sottolineato Maria Vittoria Papa.

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«Che io sappia nessun altro Comune ha avanzato pretese per avere la nuova stazione – ha concluso Spiller, promotore della mozione –: forse perché preferiscono tutelare il territorio che gli resta. Il vero impatto non sarà della stazione in sé, ma di tutto quello che crescerà intorno. Il progetto non nasce da un'esigenza tecnica, ma da un capriccio politico. Sono passati 5 anni dallo studio di fattibilità: i dati sono ancora attendibili? Temo che di questa scelta ne parleremo tra 20 anni, e ci chiederemo il perché sia stata fatta».

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