LA STORIA

Giulia, fornaia di Zone a 21 anni: «È il lavoro che amo»

di Alessandro Romele
Una scelta forte e in controtendenza: «Un bellissimo mestiere imparato dalla nonna»
Pane, pandoro e spongade Giulia Almici al lavoro nella forneria fondata dalla sua bisnonna
Pane, pandoro e spongade Giulia Almici al lavoro nella forneria fondata dalla sua bisnonna
Pane, pandoro e spongade Giulia Almici al lavoro nella forneria fondata dalla sua bisnonna
Pane, pandoro e spongade Giulia Almici al lavoro nella forneria fondata dalla sua bisnonna

È l'ultima, in ordine di tempo, di quattro generazioni di panettieri e fornai: Giulia Almici ha solo 21 anni, vive da sempre a Zone dove è cresciuta e dove ha imparato quello che definisce «il mestiere più bello del mondo». Figlia d’arte (l’«arte bianca», come con rispetto si definisce il mestiere di panificatore) ma comunque protagonista di una storia umana esemplare: non sono molti al giorno d’oggi i ragazzi disposti a dedicarsi a questo mestiere di fatica e sacrificio.

Oggi Giulia gestisce, con la zia Adele e con la nonna Giacomina, il negozio di famiglia, «Il forno di Adele», all'incrocio tra corso Europa e via Castello, in pieno centro del paese.

Innamorata del lavoro

«Ho scelto questa vita - racconta la giovane - perchè per anni ho osservato attentamente mia nonna lavorare la pasta e creare cose bellissime con le sue mani. Ne sono rimasta affascinata subito. Prima, quando andavo a scuola e al liceo, le davo una mano saltuariamente, ma oggi questa è la mia attività».

Giulia è innamorata del suo lavoro, e si vede: «Abbiamo scelto di puntare sulla tradizione e sulla manualità - spiega -: produciamo tutto noi, dal pane alle focacce alle pizze, dai biscotti ai grissini, dalle pastine alle torte, fino ai dolci stagionali, come il panettone, il pandoro o le spongàde. Mi piace l'idea di metterci del mio in quello che facciamo».

La sveglia alle cinque


Insieme alla nonna e alla zia (ma la bottega era stata aperta dalla bisnonna Adele, negli anni trenta del secolo scorso) Giulia prepara anche piatti pronti, sforna lasagne e crespelle con la maestria trasmessa in famiglia.

«La sveglia suona ogni mattina alle 5 - continua Giulia - e le giornate sono piene di lavoro, ma alla fine, vuoi mettere la soddisfazione di ritornare a casa sapendo di avere fatto le cose per bene? Spesso, con la zia, ci chiediamo se ne valga davvero la pena. E la risposta è sempre la stessa: certo che sì». La clientela è cambiata molto, soprattutto negli ultimi anni: «Ci siamo sempre fatte trovare pronte - dice lei -: oggi la gente vuole cibi buoni, sani, che vengano dal territorio. Questa è la nostra direzione: prediligere i prodotti delle nostre montagne e del lago. Una scelta che ha sempre pagato. Anche con il turismo, che negli ultimi anni è aumentato e Zone è ritornato ad essere un paese davvero battuto anche dagli stranieri: il ritmo è aumentato, ma insieme riusciamo a rendere al meglio».

Idee molto chiare

Giovanissima e proiettata al futuro: «Abbiamo tanti progetti e il mio grande desiderio sarebbe quello di rimodernare il locale, aprire uno spazio per le colazioni, i pasti veloci, i brunch. Servirebbe riprogettare gli spazi, togliere il grande forno, storico come il nostro negozio: vedremo cosa succederà». Il tempo è dalla sua parte, ma Giulia e la sua famiglia hanno davanti a loro un futuro ricco di soddisfazioni.

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