La storia

Il teatro ai tempi della guerra. Il viaggio di Marco Pedrazzetti in Ucraina

di Simona Duci
L'artista dell'associazione Filodirame di Palazzolo si è esibito a Kherson e Zaporizhzhia
Palcoscenici in mezzo alle macerie.
Palcoscenici in mezzo alle macerie.
Palcoscenici in mezzo alle macerie.
Palcoscenici in mezzo alle macerie.

Attori in scena su palcoscenici improvvisati tra città martoriate dalla guerra e come colonna sonora il boato delle bombe russe e i sinistri ululati delle sirene dei rifugi. È l'esperienza vissuta dalla compagnia di Palazzolo. Più di tremila i chilometri percorsi, ventun spettacoli e un laboratorio di prosa per giovani. Il «Teatro senza frontiere» quest'anno si è svolto tra le bombe, a pochi chilometri dal fronte di guerra, lungo le regioni orientali dell'Ucraina. Nel gruppo di attori, clown e maghi in viaggio per la tournée della solidarietà anche Marco Pedrazzetti dell'associazione Filodirame di Palazzolo sull'Oglio, che per il progetto Utopia è partito, zaino in spalla con l'iconica maschera dello Zanni (personaggio della commedia dell'arte bergamasca) per portare sorrisi e speranza alle popolazioni ucraine che convivono ancora ad oggi con le brutture della guerra. «Il progetto è nato 14 anni fa, dopo il terremoto dell'Aquila», ha spiegato Marco Pedrazzetti. «Siamo tutti professionisti e, ogni anno ci viene proposto un viaggio di solidarietà con partecipazione volontaria e gratuita. Questa è la prima volta che il gruppo si sposta in un Paese in stato di guerra».

Il viaggio

Un'esperienza impegnativa e non priva di pericoli che da subito ha scaturito molti timori con una inevitabile conseguente diminuzione dei partecipanti: alla fine sono rimasti in sei effettivi alla partenza. Il viaggio per Marco e gli altri artisti ha preso il via con la prima tappa il 16 settembre scorso in direzione Leopoli. Insieme a Maksym Ryabukha, vescovo assistente dell'Esarcato di Donetsk, e il supporto della Caritas e della Chiesa greco-cattolica ucraina, gli spettacoli (due al giorno) si sono poi svolti per le successive due settimane a Kherson, Zaporizhzhia, Dnipro, Kryvyi Rih e Kharkiv, Kiev. «A Kherson a 5 km dal fronte, e sotto il bombardamento dei razzi russi è stato un momento surreale», ha ricordato tra le tante cose Pedrazzetti. «Le bombe ci cadevano attorno e le sirene suonavano in continuazione. Ma gli spettatori davanti a noi, non si sono mossi di un millimetro, sono rimasti in ascolto dello spettacolo, e alla fine ci hanno stretto in un forte abbraccio, e ringraziato di quei piccoli momenti di quotidianità che gli avevamo regalato». A far da palcoscenico ai coraggiosi artisti sono state le sterminate pianure di grano, mais e girasoli, le bombe della guerra, le sirene, i bunker nelle scuole, gli edifici sventrati dai missili a Kharkiv.

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