Artogne

Montecampione e lo sci: una corsa contro il tempo

di Domenico Benzoni
Per non perdere i contributi della Regione, per il rilancio le seggiovie devono diventare di proprietà comunale
Montecampione. Il nodo dell'acquisizione degli impianti di risalita non è ancora sciolto
Montecampione. Il nodo dell'acquisizione degli impianti di risalita non è ancora sciolto
Montecampione. Il nodo dell'acquisizione degli impianti di risalita non è ancora sciolto
Montecampione. Il nodo dell'acquisizione degli impianti di risalita non è ancora sciolto

  Una matassa che si aggroviglia di giorno in giorno e una corsa contro il tempo. Si può sintetizzare così la situazione degli impianti sciistici di Montecampione. La conferma è venuta dalla sindaca di Artogne, Barbara Bonicelli, che ha risposto all’interrogazione dei due gruppi di minoranza sul Patto territoriale e il finanziamento regionale per lo sviluppo turistico della stazione. Al centro dell’attenzione c’è l’attesa asta delle seggiovie, e se non si vogliono perdere i soldi messi sul piatto dalla Regione nel 2022 è necessario che le stesse diventino di proprietà del Comune di Artogne. Il quale deve avere a bilancio almeno la cifra necessaria a coprire i costi dell’asta.

Ce la può fare da solo? Gli amministratori dicono di no, senza il supporto di altri enti coinvolti nel Patto, in primis della Comunità montana, che però è alle prese con i rinnovi amministrativi di un buon numero di Comuni e non sa cosa succederà domani. Sperando poi che la Corte dei conti non abbia qualcosa da dire. L’urgenza di attivare una voce specifica a bilancio deve anche fare i conti con la data e il bando dell’asta fallimentare di Montecampione Ski area, il cui primo esperimento potrebbe arrivare a fine maggio o in giugno.

Si attende di capire se la vendita avverrà in un unico blocco oppure se sarà possibile l’eventuale spacchettamento dell’azienda in due rami (sopra quota 1500 e ai 1200 di altezza). Prenderseli entrambi con i costi conseguenti legati a rifacimenti, revisioni e manutenzioni è considerato impossibile, e Artogne sembra puntare sui tre impianti già contemplati nel Pat (Beccherie, Longarino e Secondino) ai quali aggiungere Le Baite, il Larice e l’innevamento artificiale legato al servizio idrico. Il resto verrebbe lasciato ad altri. A chi non si sa, sperando che lo spezzatino non alimenti speculazioni.

L’autunno è vicino

Il tempo «Entro ottobre dobbiamo diventare i proprietari - ha affermato l’assessora Eleonora Fontana - altrimenti salta il finanziamento regionale». Finanziamento che però la Regione sembra disposta a prorogare fino al 2025 garantendo il 90% della cifra di sua competenza. Ma c’è da coprire il resto.

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