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domenica, 23 settembre 2018

Una rete di spaccio multietnica e familiare

Il corridoio balcanico e le rotte dal Nord Africa restano i canali più battuti dai narcotrafficanti (BATCH)

Cinzia Reboni Il narcotraffico è il mercato più globale al mondo: le organizzazioni criminali si ramificano sempre più, Internet sta cambiando in profondità i canali di fornitura, e la destabilizzazione geopolitica di alcune aree come il Medio Oriente comporta la creazione di nuove rotte e di nuove opportunità. MA QUALI SONO I CANALI di approvvigionamento della piazza bresciana? Per quanto riguarda l'eroina - afferma la task forte di investigatori della Direzione centrale dei servizi antidroga - il corridoio balcanico continua a rappresentare il principale canale di rifornimento. I carichi provenienti dall’Afghanistan viaggiano attraverso la Turchia o risalgono dalla Grecia verso Croazia e Slovenia. La cocaina sudamericana ha come scalo fisso la Spagna. da dove viene smistata in rivoli che raggiungono la Lombardia e il Bresciano via Francia o Olanda. Per hashish e marijuana il viaggio è ormai diretto dai Paesi del Maghreb. La rete di diffusione degli stupefacenti sintetici è puntiforme, nel senso che l'acquisto avviene anche e soprattutto on-line. I trafficanti si rivolgono anche al tradizionale mercato olandese, ma stanno emergendo laboratori di produzione nazionali. Trattandosi di un mercato illegale, quantificare il valore del traffico delle droghe in provincia di Brescia è piuttosto difficile. L'unica certezza che emerge dal rapporto della Dcsa, è che il volume d'affari è enorme. La nostra provincia vale almeno il 2% del Pil illegale del narcotraffico italiano valutato in 14 miliardi di euro all'anno, una cifra che dà la misura ma anche la conferma che il traffico di droga è il motore delle attività criminali, quello con cui le organizzazioni fanno il salto di qualità e moltiplicano i profitti. Proprio per questo, tenere sotto controllo il mercato degli stupefacenti equivale a controllare anche tutte le altre attività criminali. LA GESTIONE del business illegale, a differenza di altre zone d'Italia dove traffico e spaccio sono nelle mani della criminalità organizzata, a tirare le fila non sono cupole o organizzazioni, bensì cellule che «convivono» e si spartiscono la piazza. Il primo livello, quello dei fornitori, è gestito da albanesi (spesso con strutture familiari) e nordafricani, che spesso si dividono il territorio senza mai entrare in rotta di collisione. La rete di pusher è formata anche da italiani. Nel 2017, l’83% delle persone finite nelle maglie della giustizia per reati legati alla droga in provincia di Brescia erano stranieri. Da segnalare un fenomeno in fortissima espansione, come le coltivazioni di marijuana e canapa indiana «fai da te». Nel 2017 sono state sequestrate 526 piante, quasi il quadruplo dell'anno precedente. Orti e serre da sballo, spesso allestite da persone insospettabili - come il professore di Manerbio arrestato in autunno perché coltivava marijuana - sono anche lo specchio della facilità con cui è possibile reperire il kit per diventare coltivatori della materia prima per gli spinelli. Su internet, con prezzi alla portata di tutte le tasche, sono in vendita semi, serre, lampade e sistemi di innaffiatura, oltre ai «manuali per l’uso». •