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giovedì, 23 novembre 2017

Pozzo della discordia, si parte

La trivella posizionata in questi giorni per il nuovo pozzo

Iniziano i lavori e scoppia la polemica ad Anfo.

Soltanto una volta posizionata la trivella i residenti hanno scoperto che era stato dato il via libera alla costruzione di un pozzo per l’approvvigionamento dell’acqua, che in particolar modo in estate scarseggia.

Nei periodi siccitosi a risentire di più del problema, oltre al capoluogo, sono le località Liperone e Sant’Antonio. Il progetto non è proprio recentissimo, già la passata giunta, capeggiata dall’allora sindaco Gianpietro Mabellini, si era trovata a dover decidere in merito, ma non avendo trovato l’accordo con A2A sulla zona in cui intervenire, non se n’era fatto più niente. Ora il sindaco Umberto Bondoni ha dato il nulla osta, ma non tutti sono d’accordo. Primo fra tutti proprio Mabellini, che ora siede nelle fila della minoranza.

«Non è il posto adatto - esordisce l’ex primo cittadino - quell’area comunale è troppo vicina al centro abitato. Noi avevamo individuato una zona molto più consona sotto la Rocca d’Anfo. Certo, sarebbe costato di più, ma non avrebbe creato problemi a nessuno. A questo si aggiunge il fatto - continua Mabellini - che quell’area per 20 anni in passato è stata utilizzata come discarica, non so quanto potrà essere potabile l’acqua». Oltre alla minoranza a manifestare perplessità e preoccupazione sono i proprietari dei terreni circostanti, quasi tutti classificati come edificabili. «Non conosciamo ancora nel dettaglio la normativa - racconta il proprietario di un terreno a fianco - e non sappiamo quali restrizioni ci siano intorno al pozzo. Qualcuno parla di distanze da rispettare fino a 200 metri, ma noi abbiamo pagato per anni le tasse su terreni edificabili, se ora non si può più costruire chi ci rimborsa?».

IL POZZO, che avrà una profondità di circa 60 metri, e un costo di circa 100mila euro, all’esterno prevede una piccola struttura in cemento, niente di particolarmente impattante, il problema riguarda soprattutto le distanze a cui si dovranno attenere i proprietari dei terreni confinanti. «Ci eravamo opposti perché era una follia - conclude Mabellini - e tutt’oggi pensiamo che lo sia. L’Amministrazione doveva e deve fare chiarezza».