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14.02.2017

Orrori nel macello:
colpevoli veterinari
e vertici aziendali

Un bovino agonizzante trascinato col  muletto nel cortile del mattatoio:  una delle immagini girate dalle telecamere nascoste dagli inquirenti
Un bovino agonizzante trascinato col muletto nel cortile del mattatoio: una delle immagini girate dalle telecamere nascoste dagli inquirenti

Quello che era passato alle cronache come il «macello degli orrori» durante le fasi delle indagini preliminari, anche dopo l’udienza preliminare, il processo in abbreviato e i patteggiamenti, rimane in qualche modo tale. Nella vicenda giudiziaria le posizioni di coloro che ne sono stati coinvolti escono differenziate. Ma ci sono stati maltrattamenti nei confronti degli animali sia secondo quanto emerso dai patteggiamenti di titolare e dipendenti, sia da uno degli abbreviati relativi alla posizione di un veterinario. E a questo va aggiunto che per quanto riguarda i patteggiamenti, la pena è comprensiva anche dell’ipotesi di reato relativa all’adulterazione della carne.

IL PROCESSO, dagli avvocati degli imputati è sempre stato definito ad alto contenuto mediatico. E in effetti le immagini delle mucche trascinate o portate con i muletti non hanno certamente giovato alla difesa. Ma proprio la sentenza di ieri, letta dal giudice Cesare Bonamartini, lascia intendere che in quel macello, si è lavorato in modo diverso da quanto stabilito dalla legge.

Le indagini sono state coordinate dal pm Ambrogio Cassiani che ha ottenuto due condanne in abbreviato e i quattro patteggiamenti. Le condanne, che si riferiscono ai due veterinari dell’Ats, però sono state piuttosto inferiori rispetto alle richieste. Nei confronti di Gian Antonio Barbi, il pm Cassiani aveva chiesto una condanna a cinque anni e la pena inflitta è stata di due anni per falso e maltrattamenti. Assoluzione dall’accusa di adulterazione. E da questa accusa, come anche, in questo caso, da quella di maltrattamenti, è stato assolto il collega Mario Pavesi condannato a un anno e sei mesi per falso e minacce a fronte di una richiesta dell’accusa quantificata in tre anni e sei mesi.

L’avvocato Luca Musso, difensore di Barbi ha commentato: «L’assoluzione dall’accusa relativa alla salute umana è molto importante. Viene ridimensionata l’impostazione accusatoria iniziale e cade il nesso tra la salute umana e quella animale. Un aspetto, quest’ultimo che rende ottimisti per l’appello».

L’avvocato Paolo Morelli, difensore di Pavesi ha commentato: «La cosa peggiore, che era la contaminazione, non è stata ritenuta sussistente e nel nostro caso non hanno rilevato nemmeno il maltrattamento degli animali, alla faccia del video. Ci sono due imputazioni minori che possono essere riviste».

Ci sono quindi i patteggiamenti. Federico Osio, che di Italcarni era amministratore e gestore ha patteggiato una pena di due anni e sei mesi, mentre è di un anno e dieci mesi per il direttore Bruno Ferrari e di un anno e otto mesi per i dipendenti Mohammed Ablouche e Hoxha Ndrimic.

Il processo che in primo grado si è concluso ieri, con rito abbreviato e quindi con lo sconto di un terzo della pena, assume una rilevanza particolare anche per quanto riguarda le parti civili. Sono stati riconosciuti risarcimenti a Lac, Lav, Animal Amnesty e Comune di Brescia, non ad Adiconsum. E Italcarni è stata condannata, per reati ambientali, a una sanzione amministrativa di 12.900 euro.

Una vicenda giudiziaria che forse più di altre sarà ancora più chiara quando saranno depositate le motivazioni, per cui è stato fissato un termine di 90 giorni.

UN’INDAGINE in cui le immagini e gli accertamenti degli inquirenti hanno sempre ricoperto un ruolo molto rilevante. Pesantissima la ricostruzione accusatoria, su come venivano trasportate le mucche dal camion al macello, con un muletto e una catena agganciata agli animali non in grado di muoversi autonomamente.

Per conoscere l’epilogo della vicenda Italcarni bisognerà quindi attendere motivazioni, appello e la sentenza definitiva che a questo punto si riferisce solo ai due probabili ricorsi dei veterinari, la cui posizione è uscita dall’abbreviato, in ogni caso sensibilmente ridimensionata rispetto all’ipotesi accusatoria.

Mario Pari
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