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12.02.2019

Guerra dei
depuratori, è
«tregua armata»

Marcia anti-depuratore a Muscoline: sul Chiese è opposizione dura
Marcia anti-depuratore a Muscoline: sul Chiese è opposizione dura

Andrà, secondo i punti di vista, a farsi arrostire sulla graticola, o a togliere le castagne dal fuoco ai Comuni del Garda e del Chiese, ingarbugliati tra loro in una logorante guerra di posizione. La «posizione» per cui si combatte è quella dei futuri depuratori del Garda bresciano: i Comuni del lago li vorrebbero sul fiume, quelli del fiume li vorrebbero sul lago. IL RUOLO scomodo di «arbitro», o di mediatore, è del presidente della Provincia di Brescia, Samuele Alghisi, pronto a partire in missione di pace. «Sabato sarò in audizione nella sede della Comunità del Garda, poi la settimana successiva avrò un incontro analogo alla Comunità montana della Valle Sabbia - annuncia il presidente -. Stiamo consultando tutti i Comuni e gli enti coinvolti per vagliare le varie ipotesi, alla ricerca di una soluzione condivisa, o la più compatibile con le diverse priorità. Posso assicurare che non c’è un verdetto già scritto: le consultazioni si fanno sul serio». SITUAZIONE di stallo, ma anche di apertura, confermata dagli stessi sindaci: «Si stanno approfondendo i discorsi - dichiara il sindaco di Salò e vice presidente di Ats Garda Ambiente, Giampiero Cipani - ma entro fine mese bisogna aver individuato il bandolo della matassa». Il 18 gennaio scorso, all’incontro tenutosi in Regione, venne decisa la convocazione da parte della Provincia di un tavolo tecnico e politico per trovare una soluzione condivisa alla collocazione degli impianti di depurazione, ma ad oggi nulla è cambiato. RIMANE SUL TAVOLO l’ipotesi più plausibile messa sul piatto, ovvero l’ampliamento del depuratore di Montichiari per i reflui del basso lago (tranne Desenzano e Sirmione che continueranno a confluire a Peschiera) e di Gavardo nel nuovo depuratore da costruire per i reflui del medio e alto lago, da San Felice a Tignale facendo confluire le acque depurate nel Chiese come corpo recettore. Ipotesi che trova però la ferma resistenza dei sindaci del fiume. «Il progetto proposto da Ato e Acque bresciane sarebbe la soluzione più semplice - sostiene Cipani - per risolvere problematiche che non sono solo gardesane. Proprio per questo, all’incontro del Pirellone, avevamo accennato anche alla disponibilità a prevedere opere compensative con il contributo dell’imposta di soggiorno». •

Luciano Scarpetta
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