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08.11.2017

Incendi,
il «conto» sale
a 300 ettari

Il desolante spettacolo dei versanti boscosi devastati dal rogo: più di trecento gli ettari di verde in fumoUn’altra zona andata in fumoInteressato anche il Trentino
Il desolante spettacolo dei versanti boscosi devastati dal rogo: più di trecento gli ettari di verde in fumoUn’altra zona andata in fumoInteressato anche il Trentino

A una settimana dal termine della battaglia contro le fiamme che per quasi quattro giorni hanno letteralmente incenerito una delle zone più pregiate del parco dell’alto Garda, la stima definitiva degli ingenti danni non è ancora stata completata. «Nei prossimi giorni - spiega Giovanni Ciato, responsabile antincendio della Comunità Montana del parco Alto Garda - sarà compito dei carabinieri forestali di stanza a Limone individuare con l’aiuto di strumentazione Gps l’esatta zona interessata dall’incendio. Poi, quando avremo circoscritto con precisione l’area, controlleremo i mappali per definire con esattezza i proprietari: gran parte è demaniale e comunale, ma non è esclusa qualche particella privata».

IL TERRIBILE ROGO ha devastato un fronte di oltre 4 chilometri tra il Corno della Marogna, la Val di Bondo e Passo Nota, arrecando un enorme danno ambientale, senza ovviamente tenere conto del versante trentino, anch’esso interessato dalle fiamme divampate a Bocca di Gatum oltre Tremalzo. «Attualmente - prosegue Ciato - non siamo nelle condizioni di stabilire quanti ettari siano stati percorsi dal fuoco, anche se si presume oltre 300 sul fronte bresciano, un’area a cui bisogna aggiungere anche quella trentina». Il macabro colpo d’occhio del Corno della Marogna è un pugno allo stomaco. Molto ci sarà da fare per ripristinare l’area ex Sic (sito di importanza comunitaria) oggi definita con l’acronimo Zsc (zona speciale di conservazione): tutto rientrante nella «Rete Natura 2000», il principale strumento messo in campo dall’Unione Europea per la conservazione della biodiversità. «Per il parco dell’alto Garda - commenta sconsolata la direttrice Beatrice Zambiasi - si tratta di una ferita profonda che necessiterà di alcuni decenni di tempo prima di essere rimarginata: un danno enorme. In ogni caso non ci piangiamo sopra e faremo di tutto per recuperare quanto andato distrutto». Qui , come nella vicina Valvestino, si concentra la gran parte dei paesaggi montani e alpini del Parco, dai boschi cedui di latifoglie alle resinose delle vallate più fresche, passando dagli arbusti rupestri delle vette. In questi luoghi si incontrano specie adattate a una moltitudine di habitat, dall’avifauna collinare fino all’aquila reale e allo stambecco.

«IN QUESTA ZONA - sottolinea ancora Ciato - era stata accertata di recente, oltre a quella dell’orso, anche la presenza di lince, lupo, gallo forcello e gallo cedrone».

Al termine della raccolta dati sulla vastità dello scempio ambientale, tutto sarà poi comunicato al sindaco di Tremosine Battista Girardi: «In qualità di autorità competente e responsabile della protezione civile, sarà compito suo aggiornare il catasto degli incendi. In quelle aree - spiega Ciato - per i prossimi 10 anni non si potrà più effettuare nessun intervento edile e sarà vietata la caccia».

I dati saranno inoltre riportati nel Pif, il piano di indirizzo forestale, strumento di programmazione superiore a quello comunale che, di fatto, va a gestire anche il Pgt. Ma quanto tempo sarà necessario per ripristinare gli habitat? «Più di vent’anni: nella zona sopra la Tignalga, devastata a fine anni ’90 da un rogo analogo, le condizioni non sono ancora ripristinate».

Luciano Scarpetta
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