FUMETTI

Dylan & Vasco uniti da «Sally»: sceneggiatura di Paola Barbato

E «L’ultimo ospite», nono romanzo della carriera della scrittrice gardesana, è un successo
La copertina di «Sally», albo in edicola, numero 418 della serie di DyD. A destra Paola Barbato: gardesana, classe 1971, artista del racconto
La copertina di «Sally», albo in edicola, numero 418 della serie di DyD. A destra Paola Barbato: gardesana, classe 1971, artista del racconto
La copertina di «Sally», albo in edicola, numero 418 della serie di DyD. A destra Paola Barbato: gardesana, classe 1971, artista del racconto
La copertina di «Sally», albo in edicola, numero 418 della serie di DyD. A destra Paola Barbato: gardesana, classe 1971, artista del racconto

I suoi romanzi sono una certezza: anche «L’ultimo ospite», il nono della carriera, è un successo. Ma in principio fu Dylan Dog: l’esordio al cospetto del grande pubblico di Paola Barbato, prima donna a scrivere episodi della serie dedicata all’indagatore dell’incubo per i tipi di Sergio Bonelli Editore. E il suo Dylan non assomiglia a quello tradizionale, sempre molto tombeur des femmes. Personaggio disallineato per sensibilità e ironia, il Dylan barbatesco è perfetto per trasferire sulle pagine di un fumetto il feeling che accomuna la creatura fuori dal tempo di Tiziano Sclavi al rocker italiano per eccellenza Vasco Rossi. Un incontro celebrato in «Sally», l’albo in edicola che inaugura una trilogia senza precedenti. Copertina di Gigi Cavenago, titolo tratto da una delle canzoni più famose e toccanti del Blasco nazionale, disegni opera del fuoriclasse noir Corrado Roi, «Sally» è il primo di tre episodi (seguiranno «Albachiara» e «Jenny»), affidati ad altrettante sceneggiatrici bonelliane.
Anche stavolta il ruolo pionieristico spetta alla scrittrice gardesana, alle prese con un mondo d’inquietudini e disillusioni, dolore e poesia. Se Roi ammette che non è stato complicato tradurre in immagini il senso della canzone di Vasco, perché il ritratto che canta è «talmente preciso e ci arriva con una tale efficacia che è stato cogliere le sue atmosfere e visualizzarne le emozioni», Paola inquadra senza esitazioni «Sally» come una figura femminile «che affonda le sue radici nella sconfitta». Una donna che «concettualmente attraversa tutte le fasi del lutto per la morte della speranza: negazione, rabbia, contrattazione, depressione, accettazione. Ma con un colpo di coda, alla fine della canzone, la speranza rinasce».
In una delle pagine introduttive, intitolata «Forse era giusto così» citando uno dei versi-chiave del brano, Barbato spiega di aver lavorato con Roi «alla personificazione delle emozioni, trasformate tutte in creature mostruose dai tratti demoniaci, qualcosa da temere e a cui Sally tenta di sfuggire». Di certo Paola non ha dovuto scoprire Vasco per lavoro: «Quando avevo circa sette anni trascorrevo le vacanze in montagna con i miei e dividevamo la casa con un'altra famiglia. La loro figlia maggiore mi ha fatto ascoltare le prime canzoni di Vasco, e ne sono rimasta folgorata. Mi ha aperto un mondo. Nella sua poetica, come in quella di Sclavi, c’è il sorriso lieve nei confronti dei mali del mondo, la consapevolezza che c'è poco che possiamo fare e la volontà di provarci lo stesso». Dylan Dog e Vasco Rossi tanto amati perché «non vendono bugie. Parlano di qualcosa che entrambi gli autori pensano, vivono o hanno vissuto. Si può intercettare la sensibilità del pubblico solo mettendo a nudo la propria».•. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Gian Paolo Laffranchi

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