SURIV, SPECCHIARSI NELL’INCUBO VIRUS

L’immagine di copertina del volume che può contare sulle illustrazioni di Emanuela GardoniArianna Crocco: insegnante veronese, bresciana adottiva
L’immagine di copertina del volume che può contare sulle illustrazioni di Emanuela GardoniArianna Crocco: insegnante veronese, bresciana adottiva

Piacerebbe fissarlo male, di sguincio, dal retrovisore. Lanciargli un anatema, spalle al passato, mentre si mette in moto e si parte - via, ovunque sia. È PRESTO, però. Anche se Arianna Crocco coniuga così - «Suriv. Il virus che sconvolse il pianeta» (Youcanprint) -, è presto. Forse il momento giusto di leggere memorie del genere, recentissime, riguardo alle tappe del Coronavirus, a un anno dai primi casi accertati in Italia. L'insegnante veronese, adottiva bresciana, dedita a danza, canto e musica, le raccoglie con intento diaristico (maturato già in «Ombre sotto il letto»), con spirito infante (esercitato per professione, per estro: «La torre che si sentiva sola»). Nasce un pamphlet frammentato, con sette protagonisti e un personaggio terribile dal nome specchiato: Suriv. Reale tutto, come sbobinato: interviste gracchiate a medio volume, illustrate nerissimamente da Emanuela Gardoni. «Mi piace l’idea di personificare il virus, dargli voce e pensieri, volontà d’azione e di scelta - introduce Cristina Razzini, coordinatrice Area Dipartimentale Asst di Brescia -, permette al lettore di potersi arrabbiare con qualcosa di vero e tangibile e nello stesso tempo lo trasforma in un personaggio un po’ buffo come quel dittatore di un vecchio film tragico-comico che si sa che poi perderà ma intanto fa danni». Suriv inframezza le testimonianze di chi gli ha lottato contro, parla ai suoi piccoli sé con boriose smanie («in breve tempo diverremo uno squadrone sterminato, agiremo senza pietà, violando ogni regola etica»), irride gli umani sforzi, ne mutua gli allacciamenti in un micidiale contrappasso («saremo ovunque ma resteremo uno, continuamente connessi, separati ma uniti nello stesso obiettivo»). Per paradosso, l'esito è alleggerente: queste quasi trecento pagine, tramite i suoi sgambetti, riaggiustano lo zoom emotivo. Sfogliando il «Pronto soccorso emozionale» di Crocco - ciò è stato, per lei: scrittura terapeutica - si annuisce tristemente, capacitandosi di quanto il tempo pandemico, sospeso e alienato, abbia dirottato le energie di una nazione a partire dai piccoli fuochi individuali. Se c'era, all'apice del contagio, qualche flebile watt domestico, lo si consacrava a una schitarrata sul balcone, sotto gli occhi umidi di un nonno solo, sopra i ripassi scolastici mandati a memoria dal cellulare di Sara (e Latifa, Clair, Benedetta, Mariem...). Fuori, medici che disossano le proprie forze, supermercati assaltati, malati increduli - «mi sembra di impazzire, cerco di pregare ma non riesco a ricordare l’Ave Maria» -, lutti fulminei. PRIMA di una serie di conversazioni non mediate (operatori sanitari, lavoranti, neo mamme, sindaci e professori), l'autrice semina il suo vissuto assieme a quello degli altri attori; sono osservazioni mimetiche («La superficie complessiva della mia pelle esposta all’aria non supera i cinque centimetri quadrati, sono una fortezza impenetrabile»), in cui ritrovarsi e sciacquare i panni. Le esternazioni sulla sterilità del modus vivendi («Ci avvistiamo da lontano e i meccanismi nella loro testa sono gli stessi miei. Chi dei due cambierà marciapiede? Siamo nostro malgrado ad un passo dalla sociopatia, al limite della paranoia») mai si arrendono alla semplice paura («Ora ti vedo sai, sul pulsante di un ascensore, sul maniglione di un carrello del supermercato, sul sedile di un autobus, schizzare fuori a tutta velocità da un colpo di tosse»). Ballano, invece, tra samba e rock, ingannando il panico. C'è bisogno del glossario, pure di qualche balloon per dare aritmia alla belva. Che entro fitto dialogo interreligioso - il buddhismo di Crocco, la cristianità di don Massimo e don Giovanni - smagrisce, un filo smarrisce. •

Alessandra Tonizzo