Il Pd paga le sue divisioni

In attesa dei dati definitivi e dei flussi elettorali, materia che i partiti studiano con particolare interesse, dal voto regionale di ieri saltano subito agli occhi alcuni significativi spunti di riflessione, oltre alla ormai cronica disaffezione degli italiani verso le urne. Solo un italiano su due ha deciso di esprimere la sua preferenza e questo nonostante il quadro politico abbia mostrato in questi ultimi dodici mesi una certa stabilità. A parte l'annunciato successo del governatore uscente Zaia in Veneto, colpisce la probabile sconfitta del Pd in Liguria, dove il candidato scelto con le primarie risultava ieri sera dietro il forzista Toti e insidiato dalla rappresentante del Movimento 5 Stelle. Una sconfitta che sarebbe figlia dello scontro che si era prodotto al termine delle primarie e poi è continuato durante una campagna elettorale dove la sinistra Pd ha fatto di tutto per boicottare la candidata renziana. Sarà pur vero che questa tornata elettorale non era un referendum sul governo e su Renzi, ma in Liguria in realtà un referendum c'è stato e riguardava e riguarda il partito di cui il premier, bene o male, è il segretario. Per contro, là dove il centrodestra si è mostrato unito il risultato, con Toti, è arrivato. Su questo risultato Berlusconi potrà costruire quel «rassemblement» di moderati che dovrà candidarsi nel 2018 alla guida del Paese contro un centrosinistra guidato da Renzi. E non è affatto detto che la leadership di questo centrodestra debba essere opzionata dalla Lega.
Infine la Campania, con tutte le polemiche che si è trascinata dietro dopo la lista degli «impresentabili». Non c'è stato, almeno leggendo i primi dati, il tracollo del contestato (dalla sinistra Pd) De Luca. Alla fine non ci sarà il famoso e tanto agognato sei a uno pronosticato da qualche ottimista della corte renziana. Se tutto andrà come hanno detto ieri sera i primi dati sullo spoglio delle schede, si finirà forse con un cinque a due. Il «minimo». Un quattro a tre, per Renzi sarebbe invece una sconfitta.
RICCARDO BORMIOLI