L'Italia cresce ma ora le riforme

Può sembrare un paradosso dire che l'economia sta andando molto forte e quindi è il momento di preoccuparsi. Questo non significa che dobbiamo dispiacerci per il forte rimbalzo del nostro Pil e per la ripresa dell'occupazione, ma che dobbiamo pensare che è nostro dovere consolidare il «rimbalzo» della nostra economia dovuto alla capacità delle imprese di riprendere il lavoro e di conquistare i mercati, anche internazionali. E cioè dobbiamo pensare che questa crescita è dovuta oltre che alle nostre eccellenze produttive, a circostante internazionali molto favorevoli quali la politica della Bce che sta tenendo i tassi d'interesse su livelli molto bassi, alle scelte di Bruxelles che hanno sospeso qualsiasi politica di rigore nel bilancio dei singoli stati, e varato il Recovery Plan che dovrebbe fare arrivare all'Italia oltre 200 miliardi di Euro.Ma questa favorevole congiuntura non durerà in eterno, ed anzi sembra che la politica monetaria della Bce possa gradualmente ridurre i propri stimoli espansivi. Ed allora la nostra prima "preoccupazione" in questo momento dovrebbe essere quella di trovare un modo per consolidare la ripresa, farla durare nel tempo, renderla compatibile per una politica ecologica che sarà nel prossimo futuro anche un potente fattore di crescita. Come fare? Il Governo sta per approvare il Nafef, e cioè il documento che offre la cornice macroeconomica alle politiche di bilancio che dovranno essere decise entro metà ottobre. Già da questo primo documento si potrà capire a grandi linee quali saranno le scelte del Governo circa le principali voci del bilancio pubblico, cioè come evolverà la tassazione e come saranno spesi i soldi. Intanto si partirà dalla constatazione che la situazione è migliore di quella prevista la scorsa primavera. La crescita del Pil dovrebbe raggiungere il 6% contro un 4,5% ipotizzato allora, mentre il debito dovrebbe collocarsi più lontano dal livello del 160% che era un limite molto preoccupante. L'ambizione sarà quella di mantenere una crescita elevata anche per i prossimi due-tre anni perché solo in questo modo potremo puntare a dare lavoro a quanti lo hanno perso e ai tanti giovani che non l'hanno mai avuto. Si tratta di oltre tre milioni di persone, se vogliamo arrivare vicini alle percentuali di impiego degli altri Paesi europei.E per farlo non basteranno gli investimenti pubblici, compresi quelli finanziati dall'Europa, ma ci vorranno cambiamenti del nostro modo di essere, quelli tante volte invocati, dalla PA, alla Giustizia, dalla scuola al mercato del lavoro ed alla formazione verso le nuove tecnologie. L'autunno non sarà caldo, come dicono alcuni mezzi d'informazione impressionati da alcune rumorose vertenze sindacali, ma sarà faticoso perché il Governo sarà sommerso da una valanga di provvedimenti che dovrà adottare, su alcuni dei quali si vedono profondi disaccordi tra le forze politiche. Ci sono le riforme concordate con Bruxelles da portare a termine, a cominciare dalla Giustizia e dalla PA, del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali, soprattutto c'è la necessità di far marciare con rapidità la macchina burocratica per avviare i progetti scritti nel nostro piano. In più con la legge di bilancio si dovrà affrontare il problema delle pensioni dato che quota 100 scadrà a fine anno e della riforma del Reddito di cittadinanza che ormai tutti ritengono (a parte Conte ) che abbia fallito i suoi obiettivi. Per non parlare della riforma del fisco della quale non si parlerà nel prossimo Consiglio dei ministri ma che prima o poi dovrà essere varata. Si tratta di un cronoprogramma da far venire il mal di testa, solo a leggerlo. Per questo il Governo dovrà essere sostenuto dai cittadini. Le forze sociali, sindacati e Confindustria, hanno l'occasione di dimostrare di avere a cuore gli interessi generali. Auguriamoci che Draghi sappia trovare un metodo di lavoro capace di portare risultati positivi per l'intero Paese.

Ernesto Auci

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