IL PUNTO

La nuova Italia che vuole ripartire

Un messaggio all’Italia del coraggio e dell’impegno. Al Paese che vuole ripartire. Nel segno della difesa del lavoro e della meritocrazia. Con una Stella polare che è l’Europa con l’euro. Nessuna concessione ai teorici dei sostegni a pioggia, delle prebende, dell’appiattimento nella mediocrità, dell’assegno a tutti, compresi i fannulloni. E soprattutto un chiaro messaggio ai demagoghi dell’autarchia monetaria che per un pugno di voti ci porterebbero nel baratro. Quello di Draghi è un programma che vola sopra le logiche di partito nel nome della rinascita dopo una drammatica emergenza paragonabile a una guerra. Il richiamo alle macerie non diventa però un alibi per avere carta bianca, ma si traduce in un programma di lungo respiro. Ineccepibile la lista delle priorità: prima la sconfitta del covid e la difesa della salute, quindi il lavoro, la scuola, l’ambiente. Ma sono anche i toni che danno il metro della discontinuità. Il modo piagnone e paternalistico del «volemose bene», ovviamente in diretta tv, ha lasciato il posto alla ricerca del consenso con la forza del programma, della serietà, dell’impegno. Draghi infine non si è nascosto dietro gli indubbi successi personali. Gli sarebbe stato facile in un’aula di troppi onorevoli senza titolo marcare la propria diversità. Non lo ha fatto confessando addirittura un’emozione da novizio. Detto questo i problemi per Draghi vengono ora. Quando infatti si tratterà di distribuire i miliardi del recovery fund o di decidere le nomine vedremo se l’applauso sarà corale. Noi ce lo auguriamo. Non per il premier ma per il Paese.

Maurizio Cattaneo