CRISI ENERGETICA

Meno gas da Mosca spettro austerity

di Antonio Troise

Negli anni Settanta del Novecento si chiamava «austerità». Oggi si chiama «sobrietà». Ma il problema è sempre lo stesso: la nostra dipendenza energetica dall’estero. Cinquant’anni fa furono gli sceicchi a mettere in ginocchio un Paese e ad abituarci alle domeniche a piedi (ben prima di quelle ecologiche). Oggi è la Russia di Vladimir Putin a minacciare di chiudere i rubinetti del gas per farci trascorrere un inverno gelido dopo un’estate rovente. Molto dipenderà, ovviamente, da quello che deciderà lo zar di Mosca nei prossimi giorni. E, soprattutto, se terrà fede alla parola di riaprire il North Stream 1, l’infrastruttura per il trasporto del gas più importante d’Europa, fra una decina di giorni, dopo la pausa tecnica per interventi di manutenzione. Il dubbio è più che lecito, dal momento che per ora la ventilata minaccia si è trasformato in un ricco business per la Russia. I prezzi del gas, infatti, sono tornati a volare con il risultato che Mosca vende meno prodotto ma incassa le stesse cifre. Se non di più. E poco importa se, in questo momento, l’Italia si trova in buona compagnia, nella stessa barca di gran parte del Vecchio Continente. E ci consola poco anche il fatto che perfino la virtuosissima Germania sia messa peggio di noi. Se davvero Putin decidesse di fermare l’export di gas, brucerebbe almeno il 5% del Pil oltre a milioni di posti di lavoro. Un disastro annunciato. È vero che, anche ieri, il ministero della Transizione ecologia si è affrettato a lanciare segnali rassicuranti, spiegando che, almeno per il momento il sistema tiene e che i depositi dove si conserva il gas sono pieni già al 65%. Per stare davvero tranquilli occorrerebbe raggiungere il 90% ad ottobre, ma il traguardo non è impossibile. Tanto basta per evitare di far salire il nostro livello di allarme e contingentare i consumi domestici. Ma è anche vero che la situazione, nel caso di un blocco totale, potrebbe peggiorare velocemente, con il governo costretto a chiedere agli italiani di stringere la cinghia. Da questo punto di vista prevenire è meglio che curare. Uno studio dell'Enea dimostra che con qualche piccolo sacrificio sarebbe possibile risparmiare circa il 10% del gas importato dalla Russia oltre a 180 euro in medio sulle bollette dell'energia. Come? Semplice: riducendo di un grado (da 20 a 19) i nostri termostati, chiudendo un'ora prima i termosifoni e tagliando di 15 giorni il periodo di utilizzazione degli impianti. Insomma, dovremmo sempre più abituarsi non solo a consumare meno ma, soprattutto, meglio. Nei prossimi giorni partirà anche una campagna di informazione del governo per spiegare in che modo ridurre le nostre bollette. Ma tutto questo non deve farci perdere l'obiettivo principale, quello di diversificare fonti e fornitori riducendo in maniera drastica la nostra dipendenza energetica. Da questo punto di vista la lezione che arriva da Mosca non deve essere tralasciata. Non è mai troppo tardi per imparare.