Un «sì» nel nome dell'Italia onesta

Il «sì» del Senato al disegno di legge anticorruzione è un passaggio importante che il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha definito «un traguardo non scontato». Alla Camera, dove il testo andrà per l'approvazione definitiva, i numeri della maggioranza sono più ampi e confortanti, quindi non dovrebbero ripetersi votazioni delicate come quella che ieri ha visto il governo superare la prova con un solo voto di scarto. In effetti, di fronte a norme come il ritorno del reato di falso in bilancio anche per le società non quotate sarebbe stato opportuno un voto più ampio. Invece, alla fine, il ddl ha avuto solo il «sì» della maggioranza e l'astensione della Lega.
L'intero «pacchetto» anticorruzione rappresenta, al di là delle osservazioni di chi lo giudica troppo o poco severo, un presupposto importante per rafforzare la lotta all'illegalità. Il reato di falso in bilancio, in particolare, colpisce i piccoli e medi risparmiatori: gli amministratori e gli altri esponenti aziendali delle società che per conseguire un ingiusto profitto truccano i bilanci e le comunicazioni imposte dalla legge commettono un atto odioso, al di là della pena prevista (che è stata ripristinata, dopo anni).
È vero che le norme camminano sulle gambe degli uomini che le applicano e di quelli che le rispettano, ma gli strumenti che il ddl anticorruzione ha predisposto renderanno più facile l'azione contro l'illegalità. Certo, l'uso delle intercettazioni potrebbe essere oggetto di una riflessione alla Camera. Però, le norme sulle società (quotate e non quotate) e sulle sanzioni costituiscono un netto progresso rispetto alle leggi dell'ultimo decennio.
Come dice il ministro Orlando, è opportuno evitare trionfalismi perchè è un passo al quale dovranno seguirne altri, non solo per quanto riguarda il percorso parlamentare di questo disegno di legge. Si tratta, tuttavia, di un segnale incoraggiante da registrare.
È con provvedimenti che riguardano temi delicati come la lotta alla corruzione e al malaffare che la politica deve dare risposte serie e convincenti ai cittadini. In primo luogo, perchè è dovere delle istituzioni assicurare e, in certi casi, ripristinare la legalità. In secondo luogo, perchè il Parlamento e il Governo hanno il compito di intervenire con più forza ed efficienza sui temi che sono avvertiti come emergenze sul piano sociale ed economico. Ma soprattutto, perchè la crisi che investe il sistema dei partiti è anche figlia degli scandali e della corruzione. C'è l'urgenza e il dovere, per la classe politica, di recuperare terreno, con nuove norme e comportamenti che ci avvicinino il più possibile ad un Paese normale.
LUCA TENTONI