La sindaca che si oppose a Cosa Nostra

Nessuno conosce Elda Pucci, una pediatra di Palermo che curava i bambini di periferia ed eletta prima donna sindaco nella storia della città siciliana il 19 aprile del 1983 quando mafia e Stato convivevano. Il suo nome è stato rimosso perché, donna, non ha mai voluto essere un’eroina nonostante il ruolo da prima cittadina e pur avendo fatto costituire Palermo per la prima volta parte civile in un processo contro la mafia. Era, decisamente, amata dal popolo. Dopo averla fatta eleggere dalla Democrazia cristiana per ripulirsi l’immagine, Cosa Nostra non ha avuto il coraggio di farla saltare in aria (ma lo ha fatto con la sua casa di Piana degli Albanesi) come invece in quel periodo fece con il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, il governatore siciliano Piersanti Mattarella e il giornalista Pippo Fava. A fare azione di memoria e teatro civile è Ottavia Piccolo, straordinaria nella sua doppia interpretazione accompagnata dall’Orchestra Multietnica di Arezzo all’Odeon di Lumezzane e al Giardino di Breno con «Cosa Nostra spiegata ai bambini» diretto da Sandra Mangini, prodotto dalle Officine della Cultura e scritto da Stefano Massini (che sarà a Lumezzane il 24 gennaio raccontando Giorgio Gaber). In un’ora e mezza di monologo la popolare attrice è una raffinata story-teller che riesce a coinvolgere nonostante le vicende siano lontane geograficamente e socialmente dalla realtà bresciana. Ottavia Piccolo è la donna coraggiosa in una Palermo che non si può dimenticare. In meno di dodici mesi - sfiduciata il 13 aprile del 1984 - dove voleva farsi chiamare «signora dottoressa» e non «sindaco» e che avrebbe voluto portare un po’ di legalità dove di normale non c’era nulla; una guerra interna a Cosa Nostra tra «chiddi forti e chiddi no» con l’avvento dei corleonesi e il traffico di eroina «insieme ai soldi dello Stato che si fanno calce e colla», la squadra di calcio, il buco miliardario nei conti comunali, i bambini malati di denutrizione, scabbia e droga e gli appalti affidati sempre agli stessi «perché qui nessuno vuole cambiare». «Se provassimo a spiegare Cosa Nostra con parole semplici, come ai bambini, raccontando ciò che succede tutti i giorni ma che non si può dire - dice - tutto credo sarebbe diverso».•. © RIPRODUZIONE RISERVATA