Brescia, è buio
pesto. Continua a
franare e inizia ad avere paura

Brescia vs Monza (Fotolive)

Vincenzo Corbetta Le premesse del 2021 sono persino peggiori del recente passato: 3 partite, 3 sconfitte, zero gol fatti, il solito regalino dietro. Al Monza basta meno del minimo sindacale per esultare e portarsi al secondo posto. Bravo il Brescia a concedere poco, non altrettanto nel costruire. In partite così, gli episodi pesano. In questo caso il regalino fatale è della ditta Spalek-Joronen. Spalek resta immobile e molla Frattesi che va a colpire di testa il corner di Barberis. E sull’inzuccata del centrocampista Joronen si lascia passare il pallone tra le gambe. Il colpo di testa di Frattesi è l’emblema del Monza: non irresistibile. Ma è comunque troppo per questo Brescia volonteroso e arrembante dal punto di vista podistico ma non in grado di impensierire le avversarie, sempre meno tutto. La situazione, però, è allarmante. Di chi la colpa? Naturalmente è molto, molto facile incolpare i giocatori di scarso impegno (e non è vero) o prendersela con Balotelli, che all’arrivo allo stadio si ritrova uno striscione contro. Resta un mistero: come mai una squadra che già stava franando in B in estate si permise il lusso di sbarrargli i cancelli del centro sportivo di Torbole e di rinunciare all’unico che avrebbe potuto risollevarla con i su? Il problema è che il Brescia anche nella categoria in cui è di casa da sempre continua a franare, sempre più impoverito dal mercato ma c’è ancora una settimana o poco meno per sperare che si metta mano a questa rosa, che la si rimpolpi come si deve. E FA MALE constatare la condizione ancora precaria di qualche giocatore-chiave. Il caso più eclatante è senza dubbio Donnarumma. Lo scorso anno si diceva che era colpa di Balotelli, poi dei dissidi estivi per la mancata cessione. E adesso? Non che in area gli arrivino chissà quali palloni invitanti: il Brescia non punge, non fa nemmeno il solletico alla difesa del Monza, sorretta con disinvoltura da due tipi tosti come Bellusci e Bettella, che non devono faticare più di tanto per trovare il piazzamento giusto o per l’anticipo razzente e, anzi, a volte hanno pure il tempo di impostare. E se si continua a dire, a sostenere che uno come Ayé è il più in palla fisicamente, se si continua a insistere sulla sua conclamata inconsistenza, significa che il resto non è meglio. Vien da farsi il segno della croce, per questo e per un altro motivo: il Brescia è sempre meno incisivo nonostante giocatori come lo stesso Donnarumma, Jagiello, Ragusa che finora è l’ombra del giocatore di Pescara, Verona, La Spezia. Contro il Monza le uniche opportunità vengono da un tiro da 30 metri di Bisoli alla fine del primo tempo (palo sfiorato) e, poco dopo il gol di Frattesi, da una papera di Di Gregorio, salvato dal palo sul destro di Van de Looi. E sul prosieguo dell’azione Karacic, bravino ma timidino (ogni tanto potrebbe pure arrivare sul fondo), impegna il portiere. «Non avevamo mai rischiato, ha deciso un infortunio del portiere - l’analisi finale di Davide Dionigi -. Non meritavamo di perdere. Fisicamente siamo in crescita. Abbiamo rubato tanti palloni, aggredendo alti con coraggio. Ma dobbiamo migliorare in fase di finalizzazione e nell’ultimo passaggio» D’ACCORDO sul poco concesso al Monza, sulla vittoria non determinata da chiara superiorità, tutt’altro. Non resta che aspettare la fine del mercato, in un colpo di genio del duo Cellino-Perinetti o nel lavoro di Dionigi. Per il momento si vede una squadra che aveva un leader tecnico (Torregrossa) e uno di fascia (Sabelli) e non ha più riferimenti: non lo è Dessena, e non sorprende che giochi solo spezzoni. Non lo è mai stato Donnarumma, ma è giusto attenderlo sperando che migliori il contesto che lo dovrebbe innescare. Bisoli come sempre è encomiabile, ma da solo può poco. E se pure i migliori, come Joronen, sbagliano, non c’è speranza di raddrizzare la partita nemmeno contro un avversario di tanti bei nomi dalla dirigenza alla panchina e che, pur non incantando a Mompiano, vince ed è secondo. Il girone di andata è alle spalle, dietro restano sempre meno rivali. Si prende gol da 16 partite, non si segna da 273 minuti, 290 con i recuperi. Numeri che mettono i brividi più delle temperature di questo periodo. • © RIPRODUZIONE RISERVATA