Torregrossa si è già preso la Sampdoria

Ernesto Torregrossa esulta dopo il gol-vittoria all’Udinese
Ernesto Torregrossa esulta dopo il gol-vittoria all’Udinese

Ernesto Torregrossa ha impiegato 19 minuti per prendersi la Sampdoria: il tempo al 17’ della ripresa di rilevare Fabio Quagliarella, il totem blucerchiato (Claudio Ranieri lo chiama il capitano), e prendere confidenza con la nuova realtà. Quando il fresco ex del Brescia è entrato, l’Udinese stava vincendo per 1-0 (rete di De Paul) e dominando. Poi la gara è cambiata. Il rigore di Candreva ha permesso alla Samp di agguantare l’1-1 e a 9 minuti dalla conclusione ecco lo stacco imperioso di Torregrossa sul centro di Augello per il gol della vittoria della Samp: «Ad Augello ho chiesto subito in che modo crossava - rivela il goleador siciliano nel dopogara -. Preferisco i traversoni dalla sinistra fatti in un certo modo, so che lui ne mette in percentuale alta. Io ero lì e una serata così non potevo nemmeno sognarla». Quando ha messo piede in campo, Ranieri gli ha semplicemente detto: «Vai Ernesto, gioca come sai». E Torregrossa ha messo a disposizione della sua nuova squadra l’intelligenza, lo spirito di sacrificio, la tecnica, la fisicità, l’entusiasmo ritrovato dopo il tiraemolla con il Brescia, la fascia di capitano negata, la voglia di ritrovare la Serie A, e uno così in categorie inferiori ci sta solo per sbaglio. EPPURE, nonostante la situazione non certo idilliaca, fino all’ultimo Torregrossa ha dato tutto, e a volte anche di più (a Ferrara, il 30 dicembre, ha giocato con una ferita alla testa). E le cifre (5 gol e 3 assist in 12 partite) non sono da uno in campo solo per onor di firma. «Pensavo fosse impossibile un debutto del genere - le parole di Torregrossa ai microfoni di Sky -, ma una volta in campo ci ho creduto fin dal mio ingresso. Un attaccante sogna sempre di fare gol». Uno come Torregrossa è a questi livelli solo a 28 anni: «Ci sono dei tempi di maturazione - dice l’attaccante -. L’anno scorso a Brescia non ero come sono adesso. Se fosse dipeso da me, avrei iniziato a giocare in Serie A appena maggiorenne. Non è dipeso solo da me». Lumezzane, Crotone, Trapani le tappe prima dell’approdo a Brescia: «Giocare in C e in B mi ha fatto bene. A un giovane lo consiglio. E gli dico di non mollare mai, perché il lavoro, la costanza, la passione, il crederci sempre pagano». Il sogno è tornato realtà dopo l’infelice esperienza dello scorso anno in biancazzurro, condita comunque da 7 reti: «In Serie A ci sono, voglio restarci e giocarmi le mie chance». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

V.C.