Scuderia Italia, 30 anni dopo «Una storia indimenticabile»

di Fabio Pettenò
La Scuderia Italia celebra uno storico ritrovo a trent’anni dall’ultima esperienza nel mondo della Formula 1: staff, tecnici e meccanici riuniti attorno alla vettura guidata da Alex CaffiIl battesimo dell’allora neonata Scuderia Italia avvenuto all’aeroporto militare di Ghedi: era il 1988
La Scuderia Italia celebra uno storico ritrovo a trent’anni dall’ultima esperienza nel mondo della Formula 1: staff, tecnici e meccanici riuniti attorno alla vettura guidata da Alex CaffiIl battesimo dell’allora neonata Scuderia Italia avvenuto all’aeroporto militare di Ghedi: era il 1988
La Scuderia Italia celebra uno storico ritrovo a trent’anni dall’ultima esperienza nel mondo della Formula 1: staff, tecnici e meccanici riuniti attorno alla vettura guidata da Alex CaffiIl battesimo dell’allora neonata Scuderia Italia avvenuto all’aeroporto militare di Ghedi: era il 1988
La Scuderia Italia celebra uno storico ritrovo a trent’anni dall’ultima esperienza nel mondo della Formula 1: staff, tecnici e meccanici riuniti attorno alla vettura guidata da Alex CaffiIl battesimo dell’allora neonata Scuderia Italia avvenuto all’aeroporto militare di Ghedi: era il 1988

Ritrovarsi dopo anni riassaporando il dolce gusto di imprese sportive, ore trascorse insieme, avventure in giro per il mondo. Parte dei meccanici, dello staff dirigenziale e tecnico della Scuderia Italia, storico marchio bresciano appartenuto al mondo della Formula 1 a cavallo degli anni ’90, si sono ritrovati per una cena a base di spiedo e aneddoti. Appuntamento all'agriturismo «Alla griglia» di Concesio. Ad attendere i partecipanti la gradita sorpresa della monoposto della Scuderia Italia telaio Dallara 05 utilizzata da Alex Caffi nel Gran Premio del Canada terminato con uno straordinario 6° posto del campione di Rovato. Qualche minuto in adorazione sul gioiello a quattro ruote, curato negli anni come un figlio: «Quante volte abbiamo messo le mani su questa vettura» è stato il commento unanime degli ospiti prima di sedersi a tavola. Ad attenderli Alex Caffi. «È stato bellissimo ritrovare vecchi amici e compagni d'avventura - ha raccontato l'ex pilota di F1 -. Questi ragazzi hanno fatto parte della mia vita per due anni. Insieme abbiamo vissuto bellissime esperienze: il ricordo degli anni della Scuderia Italia rimane indelebile». Per molti di loro il segno del tempo è impresso sulle mani come nel viso. I capelli sono bianchi o brizzolati, ma nitidi i ricordi. «La nostra storia con la Scuderia Italia nasce nell'officina della Mirabella Racing - racconta Valentino Calubini -. Eravamo io, Sandro Sandri, Pierino Gualtieri e Gianni Cippini. Quando diedero vita al progetto della F1 ci trovammo catapultati in quel mondo senza esperienza. Ci siamo adattati, superando le difficoltà». La Scuderia Italia fece la sua apparizione nell'Olimpo del Motorsport nella stagione 1988. «Ricordo la prima volta che mettemmo in moto il motore della F1 -ha aggiunto Giovanni Cippini, in Scuderia Italia dal 1988 al 1992 -. Andammo al Mugello dopo la famosa presentazione all'aeroporto militare di Ghedi. Spingemmo la monoposto a mano fino a quando sentimmo il suono del motore. Alex prese la via della pista, fu una grande soddisfazione». L'ex capo-macchina di Andrea De Cesaris e JJ Lheto con il quale festeggiò un 3° posto a Imola nel '91 sfoglia il libro dei ricordi. «La F1 era un sogno ma anche un sacrificio. Il primo anno feci il calcolo: stetti via da casa 250 giorni!». Tra risate e brindisi ecco altri aneddoti. «Per il Brasile serviva costruire il sedile per Alex Caffi - spiega Cippini -. Ma nessuno di noi aveva mai costruito sedili di F1 prima di allora. Come suggerito misi 50% di due prodotti insieme in un secchio per creare la mescola morbida utile al modellamento della forma del pilota. Sicuramente sbagliai qualcosa perché si creò un panettone cilindrico diventato la mascotte della squadra». Tra i più attivi nel ricordare i tempi che furono c'è Sergio Comini, addetto alla logistica del team. «Durante i test rilevavo la velocità, nei gran premi ero addetto alla segnaletica dal muretto. In Portogallo e Spagna, feci anche il meccanico durante la gara sostituendo un collega malato». Indimenticabile l’avventura di Comini al Gran Premio del Brasile a San Paolo. «Il team mi chiese di tornire un pezzo per la monoposto - sorride -. Come fare? Andai dalla Ferrari, attesi tre ore ma poi mi rimbalzarono dandomi il recapito di un tale Tino Gallone nelle favelas brasiliane. Presi il furgone, feci tornire il pezzo e tornai al box a notte fonda». Tra gli invitati anche Patrizio Cantù, direttore sportivo della Scuderia Italia. «In Giappone tamponammo un furgoncino nel raggiungere la pista. Al malaugurato autista regalammo un biglietto per la gara come costatazione amichevole mentre a Spa, in Belgio, De Cesaris ebbe un brutto incidente fuori dal circuito, distrusse la macchina a noleggio ma gareggiò lo stesso. Lo aiutammo a entrare e uscire dalla macchina». A fine serata, come ciliegina sulla torta, c'è stata la foto di rito davanti alla monoposto con Alex Caffi nell'abitacolo. Un salto nel passato rimanendo nel presente insieme anche agli ex meccanici Luciano Alberti, Roberto Natali, Sergio Comini, Claudio Bersini, Pietro Galtieri, Luciano Sacchi, Emanuele Alberti, Loreto Sanfratello e Sandro Sandri.•. © RIPRODUZIONE RISERVATA