Omfb, la forza targata Brescia per vincere una partita globale

Un’immagine dall’alto della sede principale dell’Omfb Hydraulic Components spa in zona industriale a Provaglio d’Iseo, una realtà sempre più internazionalizzata e pronta alle prossime sfide
Un giovanissimo Umberto Bianchi
Un’immagine dall’alto della sede principale dell’Omfb Hydraulic Components spa in zona industriale a Provaglio d’Iseo, una realtà sempre più internazionalizzata e pronta alle prossime sfide Un giovanissimo Umberto Bianchi

Da Provaglio d’Iseo centinaia di migliaia di prese di potenza prodotte dall’Omfb raggiungono ogni anno buona parte del pianeta: sono organi meccanici di varie dimensioni che, montati sui cambi dei veicoli industriali, hanno la funzione di prelevarne la forza al fine di trasferirla a pompe oleodinamiche a ingranaggi e a pistoni. In sostanza trasformano la forza meccanica in forza idraulica, consentendo così azioni complesse da parte di macchine per svariati usi industriali e agricoli. L’impiego in alcuni casi serve anche all’operazione inversa.

L’Omfb Hydraulic Components spa - nome completo della società - ha fatturato nel 2019 poco più di 67 milioni di euro, con un ebitda di 17,433 milioni di euro, un Roi del 22,5% e un Roe del 33%. Presidente del Cda è Umberto Bianchi, l’amministratore delegato, da dieci anni, è il figlio Amedeo, laurea in ingegneria meccanica al politecnico di Milano, in azienda dal 1987. Trecento i dipendenti distribuiti nei due complessi in via Cave, uno dei quali realizzato l’anno scorso, nella zona industriale del centro franciacortino. Un ulteriore centinaio di persone lavorano in realtà legate all’Omfb: a Reggio Emilia, alla Vbr (Verde bianco rosso, acronimo in onore alla città del tricolore), azienda specializzata nella produzione di valvole, distributori e blocchi proporzionali di recente realizzazione; a Rovereto, nella Dal Barco Renato a completamento della produzione bresciana, che realizza serbatoi di olio e gasolio. Altre maestranze sono impiegate nella Omfb India, a Bangalore, per produrre pompe e ingranaggi con qualità italiana e prezzi contenuti per garantire concorrenzialità nei mercati più combattuti. Da un anno si sono aggiunte nuove filiali commerciali a Melbourne (in Australia), Shanghai (Cina), Lione (Francia) e in Spagna a Burgos. Altri mercati sono sottoposti ad analisi e approfondimenti, nella convinzione che soprattutto in alcune aree sia necessaria la presenza diretta per poterli penetrare al meglio. Un allargamento commerciale in atto non solo su base geografica. «Da tempo abbiamo ampliato la nostra panoramica - sostiene l’ingegner Bianchi - verificando la grande potenzialità offerta dal mercato per noi più tradizionale dei veicoli, commerciali, industriali e agricoli, che da settori nuovi e interessanti, come quelli dei cantieri navali e delle piattaforme offshore. In generale ci proponiamo come player di componentistica e automazione per l’industria». L’ambizione è diventare un operatore globale, in grado di confrontarsi con realtà internazionali del settore: Parker, Bosch, Rexroth, Danfoss. Traguardo da raggiungere senza venire meno a una radicata visione: essere una realtà con forti radici sul territorio e soprattutto attiva con la consapevolezza della funzione sociale dell’impresa. «I margini ci devono essere per rendere possibili investimenti e sviluppo - sottolinea Amedeo Bianchi -, ma anche per restituire in parte alla comunità gli utili d’impresa. Per questo, ad esempio, non abbiamo mai chiesto un’ora di Cassa integrazione, neppure nei momenti difficili durante la crisi del 2009 e degli anni seguenti, nemmeno in questa fase sconvolta dalla pandemia». Nella lotta al Covid-19 l’azienda ha messo a disposizione dei dipendenti tutte le possibilità, compreso un costante monitoraggio attraverso i tamponi. «Possiamo offrire alle autorità sanitarie spazi, personale medico e infermieristico per la vaccinazione se ciò è utile e possibile», dice Bianchi. L’amministratore delegato, mentre illustra l’articolato percorso produttivo all’insegna di avanzata tecnologia e automatizzazione, ricorda di aver rifiutato più di un’offerta dai fondi d’investimento. «Poco dopo aver acquisito il controllo della società - afferma convinto - smembrerebbero la produzione, trasferendola in Paesi a basso costo e la comunità locale sarebbe pesantemente impoverita». Che l’azienda sia costantemente rivolta al futuro è testimoniato anche dalla visita alle nuove strutture, realizzate sul lato opposto della sede principale, che qui è attiva dal 1991. Gli spazi sono suddivisi tra produzione con particolare valore aggiunto, aree per test e collaudi, ricerca e sviluppo.

Mascherina e occhiali non riescono a nascondere l’orgoglio dell’imprenditore, che con rigore calvinista vive la fabbrica e può mostrare al cronista i primi risultati dello sviluppo di nuovi sensori, destinati a essere impiegati all’interno di alcune linee di prodotto che saranno da indispensabile supporto operativo a complessi macchinari, in Pakistan oppure in Norvegia. Come frequentemente accade in terra bresciana, l’imprenditore e i tecnici dell’azienda interagiscono con fornitori di linee d’automazione per chiedere soluzioni su misura, proponendo migliorie e interventi che consentano di ottenere risultati adeguati alle aspettative. La bellezza di alcuni manufatti e semilavorati e soprattutto la funzionalità che testimoniano milioni di ore d’attività ad ogni latitudine, indicano la validità di un sistema che ha saputo conquistare i mercati del mondo.

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Adriano Baffelli