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23.09.2020

Emergenza finita: «Bin Laden» deve tornare in carcere

Nella mattinata di ieri Pasquale Zagaria è tornato in carcere. L’esponente del clan casalesi, intorno alle 8.10, è stato accompagnato da Pontevico alla casa circondariale Opera di Milano dai carabinieri della Compagnia di Verolanuova, mentre la moglie è rimasta nell’abitazione di famiglia a Pontevico. Si è conclusa in questo modo una vicenda che ha alimentato una serie di polemiche, in particolar modo di carattere politico, in quanto sia Pasquale Zagaria che altri boss della criminalità organizzata nel periodo più delicato della pandemia da Covid-19 erano stati posti agli arresti domiciliari. E proprio in seguito alla scarcerazione di Zagaria, il ministro Bonafede era corso ai ripari con un decreto che aveva imposto ai giudici di Sorveglianza la revisione delle concessioni alla luce della mutata situazione epidemiologica. Il carcere Opera di Milano è stato indicato come nuovo luogo di detenzione per Pasquale Zagaria dal Dap. Il 60enne soprannominato «Bin Laden», il cui fine pena è previsto entro la conclusione del 2021, era stato scarcerato ad aprile dal giudice di sorveglianza di Sassari. E a giugno, proprio il tribunale di Sorveglianza di Sassari, aveva confermato che l'uomo doveva restare fuori dal carcere e aveva motivato le proprie conclusioni sostenendo di aver «bilanciato il diritto alla salute e l'interesse pubblico della sicurezza». Un passaggio, quest’ultimo, che faceva riferimento alle conclusioni della Corte d'Appello di Napoli secondo cui Pasquale Zagaria non è più attivo all'interno dell'organizzazione criminale da cinque anni, dal 2015. In un contesto del genere vale la pena ricordare che Pasquale Zagaria, nel corso di questi mesi, è stato monitorato con attenzione dai carabinieri della Compagnia di Verolanuova che hanno dispiegato un numero consistente di pattuglie per controllare l’abitazione della moglie in cui il 60enne ha vissuto negli ultimi cinque mesi. •

V.MOR.
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