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17.08.2019

Iter «bocciato», ma il sito di gas è già aperto

L’impianto di stoccaggio  metano di Bordolano: clamoroso successo dei Comuni che si opponevano al sito
L’impianto di stoccaggio metano di Bordolano: clamoroso successo dei Comuni che si opponevano al sito

È presto per dire se è una vittoria di Pirro o di Davide contro Golia. L’unica certezza è che le richieste dei Comuni sono state accolte quando ormai l’impianto al centro della disputa è diventato operativo. Per questo bisognerà capire quali saranno gli effetti reali su un territorio costretto da anni a convivere con un «vicino di casa» scomodo, discusso e di alto impatto ambientale come l’impianto di stoccaggio di gas metano della Stogit di Bordolano. Le Amministrazioni civiche di Verolavecchia e di Azzanello hanno visto accolto il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica presentato nel 2011 contro il Ministero dell’Ambiente e quello dei Beni e attività culturali in merito all’autorizzazione di compatibilità ambientale del progetto. «NON ABBIAMO mai abbassato la guardia e il livello di attenzione su un’opera così “pesante“ per il territorio e dopo 10 anni abbiamo ottenuto un importante successo - osserva il sindaco di Verolavecchia Laura Alghisi -. Niente è mai perduto. Non so ancora se abbiamo vinto una battaglia o la guerra, non so se riusciremo a bloccare l’impianto, ma faremo di tutto per far valere in ogni sede questo pronunciamento. L’incognita è che a norma di legge una Valutazione di impatto ambientale postuma non esiste, anche se questo è un caso particolare. Vedremo quali strade percorrere, quali strategie adottare». NEL MAGGIO 2008 la Stogit, visto l’approssimarsi dell’esaurimento del giacimento di gas naturale, presentò una variazione al progetto originario della concessione di Bordolano per trasformare il tutto in un impianto di stoccaggio con perforazione di 7 nuovi pozzi (in totale sono 9), condotte, allacciamenti alle reti di trasporto del gas esistenti e per la realizzazione di una centrale di compressione al fine di immagazzinare il metano e poi estrarlo in funzione delle richieste di mercato. Lo stoccaggio è a circa 1700 metri di profondità, e la capienza è stata elevata fino a 12,2 miliardi di metri cubi di working gas (16,7 miliardi, considerando anche le riserve strategiche), con un valore che toccherà i 12,6 a regime nel 2020 ed una capacità di iniezione ed erogazione giornaliera di 20 milioni di metri cubi. Situato nel Cremonese, nel cuore del Parco Oglio Nord, interessa una superficie di 63 chilometri quadrati e con il suo raggio d’azione coinvolge anche sette comuni della provincia di Brescia: Borgo San Giacomo, Pontevico, Quinzano, San Paolo, Verolanuova, Villachiara e Verolavecchia. LA STOGIT INIZIÒ la procedura di Valutazione di impatto ambientale presentando la documentazione al Ministero dell’Ambiente e a quello dei Beni Culturali, alla Regione Lombardia, alla Provincia di Cremona e al solo Comune di Bordolano. Tutti gli altri paesi, così come la Provincia di Brescia, furono estromessi dalle procedure, nonostante il territorio fosse interessato dalla concessione di stoccaggio ed estrazione di metano. Nessuno degli amministratori dei territori confinanti potè in sostanza opporsi o presentare delle osservazioni per bloccare il progetto. «Verolavecchia ricade integralmente all’interno della concessione, perciò avremmo dovuto dare il nostro parere nella procedura di Via, e invece ci è stato pure impedito di partecipare alla conferenza dei servizi - aggiunge il sindaco -. Il mio predecessore Sergio Zanetti decise di opporsi attraverso il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica. Il pronunciamento ha affermato che la mancata partecipazione alla Conferenza dei servizi, comporta l’annullamento del decreto di Via nella parte relativa al giudizio favorevole di compatibilità ambientale, ferme restando invece le prescrizioni contenute, stabilendo inoltre la riapertura dello stesso procedimento». Il prossimo passo sarà quello di coinvolgere tutti i Comuni interessati e la Provincia di Brescia «per presentare entro il 7 ottobre le nostre osservazioni e i nostri pareri sul progetto - aggiunge Laura Alghisi -. Molto è cambiato dopo il terremoto nell’Emilia del 2008, che ha avuto ripercussioni anche sul nostro paese, lesionando in modo importante una delle torri campanarie della parrocchiale. Il tema della sismicità della nostra zona, e soprattutto di quella indotta dalla centrale, deve essere un fondamentale elemento di valutazione, ed è indispensabile poter accedere alle reti di monitoraggio sismico, a tutela di tutti i cittadini. Bordolano ormai non è più un progetto, ma un impianto realizzato e funzionante. Ci attiveremo con tutti gli strumenti che la legge ci mette a disposizione per capire che validità può avere una “Via postuma”» L’IMPIANTO si trova infatti vicino a fabbriche, scuole, abitazioni, agriturismo e allevamenti, nonostante la Regione - secondo i comitati che in questi anni si sono opposti alla realizzazione del deposito - abbia evidenziato che non possono essere previste attività di ricerca e stoccaggio di idrocarburi nelle aree naturali protette, come appunto è il Parco Oglio Nord. Il rischio incidente «è reale» anche secondo il sismologo Enzo Boschi: «Non si può non ricordare che un deposito di gas fu indicato dalla Regione Emilia Romagna come una delle possibili cause dei terremoti del 2012». E non va tralasciato il fatto che il 40% della capacità nazionale di stoccaggio di gas in sotterranea, con 5 impianti, è collocata in Lombardia, ed il 60% di questa si trova proprio tra Brescia e Cremona. •

Cinzia Reboni
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