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25.03.2020

Si è arreso il condottiero dei braccianti sfruttati

Il varo della lapide a Pralboino
Il varo della lapide a Pralboino

Il mondo sindacale e i movimenti che fanno riferimento alla storica sinistra piangono Aldo Bonazzoli, protagonista dell’emancipazione sociale e delle conquiste dei lavoratori della Bassa. Aveva 96 anni e nel 2018 era stato insignito dallo Spi-Cgil del Premio Foppoli. Nato in una famiglia molto povera di Gottolengo, Aldo inizia a lavorare a 13 anni come mandriano. Nel ‘43, durante il periodo di leva militare, viene catturato dai tedeschi e internato prima a Sopron in Ungheria, e poi a Vienna. In questi luoghi «simili all’inferno in terra», come li definiva lui, Aldo Bonazzoli viene torturato e sottoposto a condizioni di vita estreme. Nel ‘45 Vienna viene liberata dai russi. Ma l’odissea non è finita: Aldo Bonazzoli vede in faccia la morte quando vagando per la città in cerca di cibo, un tedesco in fuga estrae la pistola per sparargli, ma l’arma si inceppa. «Sono un miracolato», racconterà una volta tornato a casa. Nel 1950 Bonazzoli guida le rivolte contadine dei salariati e braccianti agricoli nella Bassa Bresciana e nel Cremonese. Partecipa anche all’occupazione delle terre a Santa Maria degli Angeli a Pralboino. La sua testimonianza è racchiusa nel libro «Tornare a casa con la camicia asciutta» scritto da Luigi Fertonani, Elena Piovani, Maurizio Magri e Gianni Sciola pubblicato da Luigi Micheletti nel 1979. Il suo carisma gli vale la nonima a Capolega della zona Bassa Bresciana. In quella veste Aldo Bonazzoli prosegue la sua opera di difesa dei diritti dei lavoratori attraverso il sindacato e il Pci. Dal 1969 al 1985 ricopre la carica di consigliere comunale a Gottolengo, diventando un punto di riferimento per molti cittadini, guadagnandosi il rispetto e la stima anche degli avversari politici. Negli anni ‘60 grazie alla sua esperienza entra nell’Inca come responsabile comprensoriale Aldo Bonazzoli non arretra di un passo: fonda il Gruppo Impegno Cultura e Sport Anziani di Gottolengo ed organizza iniziative a sfondo sociale continuando la sua collaborazione con lo Spi, proseguita come volontario in anni più recenti, anche dal figlio Franco. Da alcuni anni era rimasto vedovo e negli ultimi due era ospite della Casa di riposo di Ghedi dove è morto. L’Amministrazione comunale di Gottolengo ha reso omaggio al pasionario della sinistra con un post: «Ha animato con grande zelo le cerimonie civili del 25 aprile e del IV novembre in quel di Gottolengo. Manifestazioni a cui teneva tantissimo in qualità di deportato e di diretto testimone delle atrocità del XX secolo». •

G.B.M.
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