LA PANDEMIA

Mascherine in classe, i pediatri bresciani: «Non ai più piccoli»
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di Irene Panighetti
Fa discutere la proposta nazionale di rivedere le regole sull'utilizzo dei dispositivi a scuola. Cautela sui vaccini pediatrici
I numeri del Covid tornano a salire: ancora mascherine in classe?
I numeri del Covid tornano a salire: ancora mascherine in classe?
I numeri del Covid tornano a salire: ancora mascherine in classe?
I numeri del Covid tornano a salire: ancora mascherine in classe?

Mascherine nelle scuole elementari, medie e anche dell’infanzia, oltre che vaccinare gli under 12? Sebbene la richiesta arrivi dalla Società italiana di pediatria (Sip) i pediatri bresciani frenano, perché i dubbi sono tanti.

 

Occorre «ragionare su dati certi e avanzare analisi scientifiche - valuta il pediatra Giuseppe Varrasi -: al momento non ho nessun dato relativo alla gravità del Covid nelle fasce più piccole e non si possono trasferire sui bambini i criteri di rischio che vengono applicati agli adulti. Lo scorso inverno ho visto tantissimi bambini ammalarsi senza conseguenze importanti, quindi non penso che sia necessario incentivare la campagna vaccinale per la fascia pediatrica: il vaccino è un’arma preziosa ma da usare sulla base di dati precisi, anche sui più piccoli, ovvero sapere esattamente quanti si sono ammalati, quanti ricoveri e quanti decessi ci sono stati».

Cautela sui vaccini pediatrici

Intensificare la campagna vaccinale per la fascia pediatrica e i bambini in età scolare è stato invece l’appello arrivato dal presidente della Sip Annamaria Staiano che, a fronte dell'aumento dei contagi proprio nei bambini in età scolare rilevato dall'Istituto superiore di sanità, chiede anche di rivalutare la misura dell’obbligo di utilizzo delle mascherine nelle scuole.

Anche nelle scuole bresciane, si registra un aumento di casi di Covid tra i banchi, ma anche in generale: nelle ultime 24 ore 1.583 i positivi accertati.

Bolle per i più piccoli

Riportare la mascherina potrebbe essere un’opzione «ma improponibile sotto i 5 anni - commenta Marcello Berardi, pediatra e coordinatore Simpef (sindacato medici pediatri di famiglia) di Brescia –; per le scuole con questi piccoli si potrebbe ripensare alle bolle, se la circolazione dovesse aumentare ancora. In caso di nuove impennate bisognerebbe trovare un equilibrio tra i tamponi a tappeto e lockdown frequenti come in Cina e il nostro attuale liberi tutti. Mascherine e frazionamenti potrebbero tornare strumenti utili».

Sui vaccini under 12 Berardi è cauto: «Come categoria propagandiamo il vaccino anche per loro, ma abbiamo visto che il Covid è superato senza grandi problemi dai piccoli e oggi gli stessi genitori sono molto reticenti non solo a vaccinare i figli, ma anche sé stessi».

Serve ancora attenzione

Una relazione difficile con i genitori e sempre con discussioni è notata da Paola Mangiarotti: «In questo momento tutti hanno accantonato la questione Covid ma serve ancora attenzione. È necessario in primis distinguere tra questo virus e gli altri e già questo non è semplice: non tutti i pediatri fanno il tampone, io sì ma con pochi tamponi messi a disposizione da Ats e con i genitori che spesso non vogliono. Su 60/70 contatti che ho ogni giorno, di cui la metà si traduce in visite, 5 o 6 sono casi Covid. Quindi fare la diagnosi certa e capire la frequenza è fondamentale per evitare casi gravi e nell’ultimo mese ho rilevato il Covid a 3 lattanti di cui uno è finito in terapia intensiva e salvato per il rotto della cuffia».

Dispositivi a scuola? Complicato

Sulle mascherine Mangiarotti ha le idee chiare: «Ho sempre sostenuto che i bambini vadano abituati sin da piccoli a metterla, ma anche qui non c’è attenzione». La collega Elena Lorenzetti concorda sull’utilità delle mascherine «per attenuare le contagiosità di qualsiasi forma virale – precisa – sotto i 6 anni non è possibile farle indossare e per gli altri dipende dall’andamento dei contagi. Ma seppur utile per proteggersi, la mascherina a scuola è complicata, soprattutto per chi fa il tempo pieno».

Sul vaccino anche Lorenzetti sottolinea: «È efficace per attenuare l’aggressività della malattia ma non per prevenire il contagio quindi per me non c’è bisogno di incentivare la vaccinazione tra gli under 12: uno studio pubblicato su Lancet di luglio sulla fascia 5-11 anni sostiene come le forme gravi siano ridottissime, 3 su un milione per i non vaccinati. Quindi se non sono bambini con patologie croniche o problematiche particolari non spingerei il vaccino per loro». •. © RIPRODUZIONE RISERVATA