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14.10.2019

Il Garda del vino in
passerella «Profumi
di mosto» fa il pieno

Le  cantine non hanno lasciato nulla al casoI vini gardesani hanno una grande platea di estimatoriIn vetrina una produzione variegata«Profumi di mosto» ha visto in scena anche produttori esordienti
Le cantine non hanno lasciato nulla al casoI vini gardesani hanno una grande platea di estimatoriIn vetrina una produzione variegata«Profumi di mosto» ha visto in scena anche produttori esordienti

Ormai la vendemmia avara del 2019, complicata dal maltempo e con raccolti a volte dimezzati, è andata in archivio. È il tempo di apprezzare ciò che la terra ha lasciato, e la 18esima edizione di «Profumi di mosto» è stata splendida: quasi 2500 i visitatori paganti nelle 24 cantine (il record di sempre) sparse in una dozzina di Comuni e in quattro differenti percorsi, dalla Valtenesi a Desenzano arrivando fino a Bedizzole e Muscoline. Porte aperte per tutto il giorno agli appassionati wine lovers provenienti da tutta la provincia, e oltre: non sono mancati gruppetti di turisti tedeschi, tornati sul Garda proprio in occasione della rassegna enogastronomica; e neppure i «frontalieri» arrivati da province lontane (si segnalano trasferte addirittura dal lago di Como). Certo c’è da rimboccarsi le maniche, ma con ottimismo: «Purtroppo siamo stati tra i più colpiti - spiega Vittorio Sommo, project manager insieme alla moglie Ilona Thun della cantina Conti Thun di Puegnago -, ma grazie all’intervento dei nostri enologi e agronomi siamo riusciti a fare il meglio che si poteva. La quantità è crollata, ma la qualità è alta: a noi questo interessa. Abbiamo aperto da poco più di un anno e vogliamo mantenere una produzione di grande livello». Rispetto allo scorso anno, alla prima partecipazione a Profumi di mosto quando c’era soltanto il chiaretto, i Thun possono schierare un rosso con le 4 uve classiche della Valtenesi, un rosato spumante, riesling fermo e bollicine. Tra i veterani della manifestazione, in pista dalla prima edizione, la cantina Monte Cicogna di Moniga, aperta da 85 anni: oggi conta 25 ettari vitati, anche a Lugana. «La vendemmia è quasi conclusa - spiega il patron Cesare Materossi - e quest’anno perderemo almeno il 20% dell’uva. Ma quella rimasta è andata bene a maturazione, è sana e di qualità: ci aspettiamo un bel vino, soprattutto chiaretto ma anche rossi». A questo proposito è ormai una celebrità il Don Lisander: è ancora in vendita l’annata 2012, a 14 gradi e mezzo, e tra pochi mesi sarà sul mercato anche il 2013, che di gradi ne ha addirittura 16. «Un rosso che possiamo definire internazionale - continua Materossi - e che esprime al meglio le nostre uve storiche: groppello, sangiovese, barbera e marzemino». IN ALTO i calici anche da Cantrina, a Bedizzole, dove ieri sono passate quasi un migliaio di persone: una produzione di nicchia, 8 ettari per circa 40mila bottiglie, ma con pezzi pregiati come il chiaretto 100% a base di groppello (uno dei pochi in tutta la zona) e il fascinoso Nepomuceno, che deve il nome a un santo, rosso superiore da 15 gradi 70% a base di merlot, e poi rebo e marzemino. «Con le grandinate degli ultimi mesi - spiega Diego Lavo, titolare insieme a Cristina Inganni, con loro in prima linea, almeno ieri, anche i figli Lorenzo e Tommaso - abbiamo perso più del 50% della produzione. Ma raggiungeremo probabilmente il nostro target potenziale di bottiglie: pochi rossi quest’anno, ma bianchi e rosati di alta qualità. E al prossimo Vinitaly avremo una linea quasi completamente biologica». •

Alessandro Gatta
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