Subacqueo disperso nel lago
Ricerche sospese nella notte

di Alessandro Gatta
Padenghe: l’arrivo dei sommozzatori dei vigili del fuoco
Padenghe: l’arrivo dei sommozzatori dei vigili del fuoco
Padenghe: l’arrivo dei sommozzatori dei vigili del fuoco
Padenghe: l’arrivo dei sommozzatori dei vigili del fuoco

Con il fiato sospeso, aggrappati a quel filo di speranza che con il passare delle ore si fa sempre più sottile: uno stato d’animo che ieri sera accomunava la famiglia, gli amici (tra di loro anche Roberto Palazzo e Marco De Santis, dirigenti della Fipsas di Brescia), ma anche gli uomini impegnati nelle ricerche, vigili del fuoco, guardia costiera, carabinieri, polizia Locale e provinciale.

Dalle 15 di ieri, da quando cioè è stato lanciato l’allarme per la sua scomparsa, sono in tanti ad attendere notizie sul destino di Paolo Simeone, il subacqueo quarantenne residente a Parma svanito nel Garda a Padenghe: anche i genitori sono arrivati sulla sponda bresciana del Benaco. Simeone si è immerso in mattinata per una battuta di pesca in apnea, e da allora non si sono più avute sue notizie. Lo ha accompagnato un amico che poi ha dato l’allarme, un compagno d’immersioni, ed è entrato in acqua dalla spiaggetta che dà sui canneti di Padenghe, in fondo a via San Cassiano e proprio di fronte al ristorante Salfor: si è immerso prima di mezzogiorno, e dalle 15 è stato dato ufficialmente per disperso.

Ieri a tarda sera nel parcheggio in cima alla piccola discesa che porta al lago era ancora parcheggiata la sua automobile, una Renault Megane.

Apneista esperto, lo scomparso è considerato uno specialista delle immersioni in acqua salata; in gergo un «marittimo». E pare che fosse alle prese con una delle sue prime esperienze lacustri; almeno sul Garda. Si sarebbe dovuto immergere con un amico, che ha poi rinunciato perchè non si sentiva troppo bene. Quindi nessuno ha potuto fornire indicazioni su cosa può essergli capitato.

Le ricerche sono proseguite fino a mezzanotte, e sono riprese questa mattina all’alba. Ieri le spiagge sono state controllate dai carabinieri di Manerba e dagli agenti della polizia locale della Valtenesi; in acqua invece barche e gommoni della guardia costiera, dei Volontari del Garda, dei vigili del fuoco di Salò con il nucleo dei sommozzatori arrivati da Milano: è stato impiegato anche un robot per le ricerche di profondità.

I lampeggianti e i fari delle barche hanno illuminato a tratti un lago fino a ieri ancora tiepido ma gelato improvvisamente dall’ombra della tragedia: da Padenghe risalendo verso Nord, fino al porto di Moniga, a San Sivino di Manerba. A Padenghe l’acqua della zona interessata è relativamente bassa: il fondale non va oltre i 10 metri di profondità per quasi mezzo chilometro. Poi scende vertiginosamente. Come in un abisso dal quale ancora si spera che Paolo Simeone possa riemergere sano e salvo. Non si esclude nessuna possibilità: nemmeno che l’apneista parmense sia potuto risalire dall’acqua del Garda da un’altra parte, e che non conoscendo la zona non sia più tornato indietro. Solo una ipotesi; che però mantiene accesa la speranza.