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08.08.2020

Le cave di marmo sono diventate un buco nero

Giacimenti di marmo di Botticino: la  storica fonte di benessere del territorio vive una fase di declino
Giacimenti di marmo di Botticino: la storica fonte di benessere del territorio vive una fase di declino

Il clima di incertezza normativa ha fatto più danno del coronavirus trasformando il florido bacino del marmo di Botticino in un «buco nero» che sta risucchiando l’economia locale. DA SEI ANNI MANCA un piano comunale di gestione e le continue proroghe delle vecchie autorizzazioni stanno minando il comparto. Una situazione di stallo scandita da una battaglia di carte bollate davanti alla giustizia amministrativa, che ha degradato e svalorizzato l’intero bacino dell’Ate 3. Il declino del settore sta condizionando l’economia del paese. Del resto il bilancio comunale, come conferma il sindaco Gianbattista Quecchia, «si regge per oltre il 30% sugli introiti delle concessioni estrattive». Per non parlare delle oltre 150 famiglie del paese, in particolar modo delle frazioni di Botticino Mattina e San Gallo, che lavorano nelle cave di marmo. Il mancato gettito nelle casse comunali avrà pesanti ricadute sui servizi finanziati soprattutto con i proventi delle cave. A mostrare la decadenza e l’involuzione del bacino marmifero di proprietà comunale a partire dal 2014, ci sono i dati sulla netta flessione dei quintali escavati. Nel 2014 erano stati prelevati 1.150.622 quintali di marmo e l’ente locale ha incassato 1.889.332 euro, mentre nel 2019 sono stati escavati 852.419 quintali di materiale che hanno garantito al Comune un gettito di 1.433.976 euro. Le previsioni per il 2020 sono desolanti: 375 mila quintali escavati che corrispondono a 635 mila euro di introiti. Meno della metà rispetto all’anno precedente. Si tratta di una flessione non dovuta all’emergenza sanitaria del Covid che ha costretto le cave a rimanere chiuse per tutto il mese di aprile, bensì alle politiche del passato. «ALL’INIZIO del suo mandato l’esecutivo che ci ha preceduto guidato dal sindaco Donatella Marchese – ricorda Gianbattista Quecchia – ha annullato il piano cave che avrebbe dovuto restare in vigore dal 2015 al 2021. Una pianificazione varata dalla Giunta che l’aveva preceduta e che era l’ultimo di una serie di strumenti comunali che si sono susseguiti dal 1980 in poi con risultati positivi sia per il Comune che per le aziende. Mentre nel 2017 sono stati approvati in Consiglio comunale i criteri per il bando di gara sia per l’ambito a destra che per quello a sinistra del torrente Rino, criteri impugnati da tutte le aziende». Come se non bastasse «è stato deciso di assegnare il bacino in un unico lotto, invece che in 6 come era organizzato a partire dagli anni ’80 - prosegue il sindaco -. Il motivo? Era stato giustificato con ragioni di sicurezza per i lavoratori». Le decisioni politiche hanno aperto un’estenuante vertenza legale: l’ultima decisione del Consiglio di Stato è stata di rinviare la decisione definitiva sui criteri del bando di gara all’udienza del 28 gennaio 2021. «Accetteremo la sentenza – precisa Quecchia – anche se dare in mano la gestione del bacino per 16 anni a una sola azienda vuol dire sottoporsi a delle incognite di mercato». In attesa della sentenza, è sufficiente ricordare che dopo la scelta del Comune di Botticino nel 2017 le aziende hanno presentato due ricorsi al Tar. Una sentenza è risultata favorevole al Comune per il sinistra-Rino del bacino, ma il tribunale ha espresso parere negativo per il destra-Rino annullando di fatto i criteri approvati dall’ente locale. Poi le aziende escluse dalla gara hanno presentato ricorso al Consiglio di Stato il quale ha sospeso l’efficacia della sentenza positiva del Tar. «Non è vero che abbiamo revocato il bando – precisa il sindaco –, ma con una delibera di giunta abbiamo assunto un atto di indirizzo finalizzato alla verifica della sussistenza dei presupposti per la revoca o per l’annullamento dei provvedimenti relativi alla gara per le concessioni di aree di cava». Al netto della vertenza legale resta l’incertezza di «un contesto complicato – ammette il primo cittadino – per quanto riguarda la sicurezza visto che i fronti hanno raggiunto altezze di decine di metri e la parte alta del bacino non è accessibile in quanto non è stata realizzata una pista d’ingresso». •

Valerio Morabito
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