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27.02.2020

Ciaspole, il cuore delle
Dolomiti si spalanca
sulle Torri del Vajolet

Il rifugio Vajolet
Il rifugio Vajolet

Una splendida ciaspolata nel cuore delle Dolomiti, all'ombra del Catinaccio. Una lunga e classica galoppata nella Valle del Vajolet sino al Rifugio Passo Principe passando dai rifugi Gardeccia e Vajolet. Una gita invernale abbastanza sicura sino al Gardeccia, ma oltre è meglio proseguire solo con condizioni di neve sicure (il rifugio Principe, in caso di pericolo slavine 3 o superiore, resta chiuso anche nei fine settimana). Raggiungere i rifugi Gardeccia e Vajolet è relativamente agevole mentre spingersi sono al rifugio Principe richiede una certa dose di buon allenamento e resistenza Da Pera di Fassa o da Moncion ci si infila nella bassa del Vajolet e si arriva in località Soal dove si lascia l'auto. Ci si incammina lungo la strada che costeggia il torrente; in questo primo tratto è frequente in caso di poca neve, dover portare le ciaspole sullo zaino. La strada, a volte semipianeggiante si inoltra decisa nella valle, supera un ponte e giunge al Rifugio Gardeccia ed al vicino Rifugio Stella Alpina. Si prosegue ancora sulla traccia della stradina estiva che corre nel fondovalle dominata dalle selvagge crode dei Dirupi di Larsec da un lato e dal Catinaccio (Rosengartenspitze per gli altoatesini) dall'altro e, con un ultimo tratto più ripido, si raggiunge la conca che ospita il Rifugio Vajolet in inverno sempre chiuso. Lo spettacolo che ci circonda è magnifico con le verticali pareti delle Torri del Vajolet che si spingono, slanciate, eleganti, arditissime, contro l'azzurro del cielo mentre verso settentrione la vallata appare chiusa dalla possente mole del Catinaccio d'Antermoia, gettonatissima meta estiva. Immersi nel silenzio invernale della splendida vallata riprendiamo il cammino circondati da queste gigantesche costruzioni della natura diventate patrimonio dell'Unesco. Il tragitto ora è più faticoso e la traccia di passaggio (generalmente marcata sino al Gardeccia ed al Vajolet) ora è meno profonda. Tenendosi a mezzacosta sul versante occidentale della valle, passo dopo passo, si guadagna comunque quota in direzione del valico che si apre tra il Catinaccio d'Antermoia (il Kessek Kogel dei tedeschi) e la Cima di Valbona. Giunti al di sotto del passo il pendio si irripidisce e, con un ultimo faticoso sforzo, si raggiunge il rifugio che fu costruito nel 1952 e ristrutturato nel 2008. •

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