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27.11.2020 Tags: Darfo Boario Terme

La prima Darfo
sta riemergendo
dalla terra

Le fondamenta di una delle case di epoca romana di DarfoUna parte dello scavo archeologico davanti all’ex ItalsiderResti di costruzioni antichissime sullo sfondo di un sito industriale abbandonato
Le fondamenta di una delle case di epoca romana di DarfoUna parte dello scavo archeologico davanti all’ex ItalsiderResti di costruzioni antichissime sullo sfondo di un sito industriale abbandonato

Non ci sono solo graffiti, pievi e castellieri. Il territorio della Valcamonica, come del resto quello dell’intero Paese, è una stratificazione di testimonianze storiche e preistoriche. Anche a Darfo, dove è tornata sulla ribalta l’area che la Sovrintendenza ai beni archeologici di Brescia e Bergamo sta (ri)scavando a Corna, a ridosso dell’ex Italsider, e che aveva acceso l’interesse degli studiosi già nel 1996, quando l’amministrazione comunale intendeva realizzare lì un parcheggio. Ora la storia si ripete: il Comune che vuole tornare in possesso dello spazio, e la Sovrintendenza che avendo trovato nuove risorse ha deciso di proseguire dove gli studi si erano interrotti. Durante i primi scavi era avvenuto il ritrovamento di tombe altomedievali del settimo e ottavo secolo dopo Cristo, e i lavori si erano ovviamente bloccati. ALLORA si era ipotizzato che le sepolture fossero inserite in un cimitero che occupava tutta la zona di Corna, ma la vera sorpresa stava sotto questo livello. Ora, scendendo sono stati infatti meglio definiti i resti di abitazioni di epoca romana. «SI TRATTA di strutture realizzate con pietre spaccate e connesse da malta che sono realizzate in uno scasso del terreno - spiega Serena Solano della Sovrintendenza di Brescia e Bergamo -. Costruzioni seminterrate che dovevano avere un alzato in legno, un modello abitativo che è molto ben rappresentato a Pescarzo di Capodiponte: è la forma di casa tipica dell’abitare fuori dalla città, nelle Alpi, in età romana e nella seconda età del Ferro». I materiali emersi negli scavi compiuti negli anni ’90 consentono di datare con esattezza l’insediamento, che «va dal primo al quarto secolo d.C. Nei decenni scorsi sono state individuate almeno cinque abitazioni. Era stato in particolar modo indagato il vano più grande che oggi riusciamo a intravedere dopo la pulizia che è stata portata a termine». QUI FINO a poche settimane fa sterpaglie cresciute a dismisura e sporcizia accumulata in anni di incuria avevano sotterrato tutto. «Abbiamo rimosso la vegetazione e riportato alla luce quello che era stato scavato e ora stiamo facendo ulteriori approfondimenti - prosegue l’archeologa -. L’obiettivo è garantire la conservazione delle strutture, e questa per noi è l’occasione per riprendere le ricerche su un contesto estremamente interessante perchè c’è questa necropoli altomedievale e c’è un insediamento romano. Dobbiamo immaginarla come se fosse la prima Darfo, sviluppata su un percorso viario che dal fondovalle arrivava a Cividate. E poi l’aspetto ulteriormente interessante è che ci sono materiali che testimonierebbero una frequentazione più antica, fino dell’età del Bronzo e del Ferro, e questo potrebbe creare un collegamento con il parco di Luine». I reperti verranno esposti nel nuovo museo di Cividate, mentre qui l’area resterà a testimoniare l’unione tra il patrimonio archeologico e la funzionalità del sito in base alle esigenze contemporanee. «ESISTE la prospettiva di valorizzare e aprire al contesto urbano questo spazio - dice in effetti Attilio Cristini, vicesindaco di Darfo - con l’introduzione di alcuni servizi, compreso un parcheggio che darebbe supporto all’area commerciale». •

Claudia Venturelli
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