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08.06.2019

Depuratore, Alghisi tira dritto: «L’impianto sul Chiese si farà»

Una delle manifestazione contro il maxi impianto:  ora la resa dei conti con i sindaci e gli ambientalisti
Una delle manifestazione contro il maxi impianto: ora la resa dei conti con i sindaci e gli ambientalisti

A Gavardo, punto e basta. Qui si doveva fare e qui si farà il depuratore del Garda. Almeno la parte «nord», quella al servizio dei Comuni dell’alto lago fino a Salò e San Felice, con annessa dismissione della condotta sublacuale. Sarà convocato un tavolo tecnico, con sindaci e associazioni del Chiese, per valutare osservazioni, piccole modifiche, compensazioni, modalità: ma non la sua localizzazione. Diversa la questione relativa a Montichiari, la zona ipotizzata dove realizzare il secondo impianto, al servizio della Valtenesi e di Lonato: della progettazione preliminare se ne parlerà tra qualche anno, e dunque tutto può succedere. in tempi brevi invece partirà il preliminare per il depuratore gavardese: dovrà essere realizzato entro 8 anni, tenendo conto della durata (e della tenuta) delle sublacuali appena sottoposte a una costosa manutenzione. LA MISSIVA. È questa la risposta del presidente della Provincia Samuele Alghisi alla lettera inviata dall’assessore regionale Pietro Foroni, che nel testo consegnato al Broletto (e per conoscenza ai consiglieri regionali) invitava «le autorità di competenza del territorio bresciano, finalmente e senza indugi, a trovare una soluzione alla problematica e procedere in tal senso, con l’intento di convocare un tavolo puramente tecnico, con tutte le parti interessate ad approfondire l’unica proposta di progetto attualmente in essere». «Forse il progetto di Gavardo non è il migliore in assoluto - spiega Alghisi - ma di certo è il migliore tra i sei progetti ipotetici discussi fino a oggi, sulla base di alcune condizioni come l’assenza di scolmatori e scarichi a lago e la dismissione della sublacuale. Rimetterlo in discussione significherebbe ripartire da zero, e non possiamo permettercelo: la nostra responsabilità è quella di prevenire qualsiasi possibile problema ambientale». Non c’è più tempo, dice Alghisi, perché il tempo stringe: «La tenuta della condotta è misurata in 8 anni. Salvo non subentrino variazioni ambientali che come già successo accelerino il degrado della struttura. Nel frattempo dovrà essere individuato il soggetto per la progettazione, con gara europea, quindi ipotizziamo almeno 6 mesi. Poi sarà da mettere a bando l’opera, e passerà minimo un altro anno. Infine i lavori». MA IL TAVOLO? «A livello provinciale rimetteremo in funzione la commissione sulla gestione del ciclo idrico, con focus ovviamente sul depuratore. Questione di giorni. Il passo successivo sarà la convocazione di un tavolo di sintesi, ma a larga partecipazione: quindi tutte le parti politiche, i portatori d’interesse, i comitati e le associazioni, i sindaci. Un tavolo dove saranno raccolte le osservazioni che poi andranno a completare l’ultima e necessaria fase tecnica». Di Montichiari se ne riparlerà tra qualche anno, conclude Alghisi, «perché oggi la priorità è mettere in sicurezza dove ce n’è più bisogno: il secondo impianto potrà essere rivalutato anche sulla base dell’effettivo funzionamento del primo». COMUNQUE VADA, sarà battaglia. «Spiace che la Regione abbia deciso di non approfondire in modo indipendente la questione - dice il sindaco di Gavardo Davide Comaglio - Aspettiamo adesso la convocazione del tavolo, fermo restando la nostra assoluta contrarietà al progetto. In tempi brevi incontrerò anche i sindaci dell’asta del Chiese per riorganizzare il nostro fronte comune». Furiosi gli ambientalisti: «Avevamo già espresso riserve e valutato negativamente il risultato dell’ultimo incontro in Regione - attacca il comitato Gaia - e questo rimpallo in Provincia ne è la conferma. Giochi politici elettorali che nulla hanno a vedere con il vero confronto. La scelta di portare il depuratore a Gavardo e sul Chiese non ha giustificazioni tecniche, economiche o ambientali: la politica bresciana e regionale si è semplicemente girata dall’altra parte. Ma se si vuole chiudere la porta al confronto, siamo pronti a percorrere altre strade». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Alessandro Gatta
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