Enologia e ambiente Il vino biologico «vola» sulle ali delle farfalle

Una Melanargia  galathea nella nuova oasi delle farfalle della Cascina Belmonte  FOTO SIMONA TONOLI
Una Melanargia galathea nella nuova oasi delle farfalle della Cascina Belmonte FOTO SIMONA TONOLI

Incastonata tra la Valtenesi e la Valsabbia, sulle colline di Muscoline, si trova una piccola grande oasi unica nel suo genere: è la «Farming for butterflies», la fattoria delle farfalle della Cascina Belmonte, circa tremila metri quadri che da qualche settimana sono diventati una zona di ripopolamento per i bellissimi lepidotteri, riempiti di specie vegetali perfette per favorire il loro arrivo (e la loro permanenza); uno scrigno di biodiversità. L’idea ha preso forma lo scorso anno, in quello che un tempo era un vigneto terrazzato: si è concretizzata prima evitando il taglio del prato, lasciato libero di crescere, e poi con la messa a dimora di specie come trifoglio, melilotus, ginestrino, lupinella, senape, facelia, grano saraceno, sulla, erba medica e lino. Con la nuova primavera, le farfalle sono arrivate davvero: a oggi è stato possibile identificare esemplari di Melanargia galathea, Melitaea athalia, Melitaea didyma e Argynnis paphia solo per citarne alcuni. È solo una delle tante novità della Cascina Belmonte, un’azienda agricola specializzata in viticoltura (biologica) e gestita dal giovane Enrico Di Martino, 38 anni, che se ne occupa ormai da quasi un ventennio, rielaborando la storica cascina di famiglia gestita dai nonni e dai genitori (che ancora danno una mano). Anche la sua è una bella storia da raccontare: nel 2001 ha mollato gli studi di legge per iscriversi ad agraria e avviare così la sua avventura tra colline e vigneti. Nel frattempo è in arrivo la nuova cantina: i lavori sono già in corso; occuperà circa 400 metri quadri ma senza consumare suolo grazie al recupero di tettoie e porticati esistenti, integrata con l’ambiente sia nelle scelte architettoniche (è progettata come un’antica cascina), sia nei materiali, green e a basso impatto. Tutto pronto per settembre, giusto in tempo per ospitare le uve della prossima vendemmia. «Per noi è un po’ come diventare grandi - spiega Di Martino - dopo aver lottato a lungo con spazi non progettati per il vino, tra tettoie, garage e fienili». Impossibile poi non citare «Oscillazioni», una variazione sul tema del tradizionale chiaretto, di fatto il primo rosa frizzante prodotto da Belmonte, in duemila bottiglie e a base di Groppello, Barbera, Sangiovese e Marzemino. Uno sguardo al futuro: procede l’impianto di due ettari di vigneti con varietà Piwi, cioè resistenti alle principali malattie della vite. «Ci vorranno anni, forse decenni - continua Di Martino - ma l’intenzione è quella di integrare ed eventualmente sostituire parte dei vigneti tradizionali. Queste varietà selvatiche sono americane, quindi resistenti ai funghi importati secoli fa proprio da oltreoceano: per la loro resistenza permettono quasi di azzerare l’uso di rame, zolfo e trattamenti contro patogeni sempre più aggressivi per il cambiamento climatico. Anche questa è una scelta per l’ambiente, che speriamo facciano in tanti: la viticoltura, sebbene rappresenti solo il 3% della superficie agricola, utilizza il 65% di tutti i fungicidi». Le varietà piantate a Muscoline sono state sviluppate dai ricercatori dell’Università di Udine e dai vivai Rauscedo: si tratta di Soreli, Solaris, Sauvignon rytos e Cabernet cortis.•.

Alessandro Gatta

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