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16.10.2020

Caso cinghiali in aula, animalisti parti civili

Le procedure di abbattimento dei cinghiali al centro del processo
Le procedure di abbattimento dei cinghiali al centro del processo

Devono rispondere a vario titolo di inquinamento ambientale, peculato, uccisione ingiustificata di animali e macellazione abusiva. Si è aperto ieri mattina il processo a carico dell’ex presidente del Broletto, Pier Luigi Mottinelli, dell'ex comandante della Polizia provinciale, Carlo Caromani, degli agenti Dario Saleri e Gianluca Cominini, del funzionario dell’ufficio Caccia di Brescia Raffaele Gareri, dell'ex numero uno dell'Ambito territoriale di caccia Oscar Lombardi e dei direttori dell’Ufficio territoriale della Regione Giulio Del Monte e Alberto Cigliati. TUTTI SONO coinvolti in una inchiesta della Procura, e per loro il giudice nel corso della udienza preliminare ha disposto il rinvio a giudizio, sulla gestione del piano di contenimento dei cinghiali che secondo gli inquirenti non aveva avuto le autorizzazioni dell'Istituto superiore per la ricerca e protezione ambientale. Quattro le associazioni ambientaliste che il tribunale, dopo avere sciolto la riserva, ha ammesso alle parte civili. Si tratta della Lav (Lega antivivisezione), di Legambiente, del Wwf e della Lac (la Lega Anticaccia). Nel corso dell'udienza di ieri il tribunale ha anche ammesso le prove depositate. Il processo è stato aggiornato al prossimo 28 gennaio quando verranno ascoltati i primi testimoni della accusa. LE ASSOCIAZIONI animaliste hanno espresso la loro soddisfazione per essere state ammesse come parti civili nel procedimento giudiziario. «Parteciperemo attivamente al processo evidenziando le responsabilità degli imputati – dichiara Massimo Vitturi, responsabile Lav Area Animali Selvatici – che con gli atti deliberati nell’esercizio delle loro funzioni pubbliche, hanno determinato l’uccisione di migliaia di animali e anche un danno ambientale». Regione e Provincia - ricorda la Lav - «sono individuate quali responsabili delle attività di tutela e di gestione della fauna selvatica, nei limiti dei vincoli disposti dalla Legge nazionale». Il procedimento giudiziario mira dunque ad accertare se i funzionari abbiano «invece operato senza alcuno scrupolo, incuranti del fatto che le loro azioni avrebbero comportato l’uccisione di migliaia di animali in violazione delle tutele previste ed utilizzati dai cacciatori per il proprio esclusivo divertimento e consumo. Se così fosse, e siamo determinati a fare chiarezza – conclude Vitturi – si tratterebbe di una violazione gravissima da parte di rappresentanti delle istituzioni, e che potrebbe persino comportare il riconoscimento del danno erariale, come già avvenuto in un analogo caso in Provincia di Bolzano, riguardante l’abbattimento di marmotte, con gli amministratori condannati a versare quasi un milione di euro nelle casse dello Stato». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Paolo Cittadini
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