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29.03.2020

«Il cantiere dell’autostrada è contaminato»

Un altro ostacolo sulla costruzione dell’Autostrada della Valtrompia
Un altro ostacolo sulla costruzione dell’Autostrada della Valtrompia

Cinzia Reboni Il tracciato dell’autostrada della Valtrompia è contaminato. Le terre di scavo movimentate nel cantiere di Codolazza, tra Concesio e Villa Carcina, per la costruzione del raccordo, contengono metalli pesanti e composti idrocarburici come Btex e Ipa. Tutti lo sapevano, ma tutti hanno fatto finta di niente. Eppure i risultati delle indagini di Arpa diffusi ad ogni livello istituzionale sono chiari. Nonostante il rapporto sulla contaminazione, il Tribunale a fine gennaio ha disposto il dissequestro del cantiere, dopo 40 giorni di chiusura. I sigilli erano stati fatti scattare il 18 dicembre del 2019 dagli ufficiali di polizia giudiziaria dell’Agenzia regionale di protezione ambientale. Nel rapporto Arpa ci sono accuse circostanziate: «Sono state effettuate operazioni che hanno visto scavi, asportazioni e movimentazioni di suoli contaminati facendoli passare per “sottoprodotti“, e il tutto in assenza di autorizzazione al Piano urbano del traffico da parte del ministero». Arpa ha dunque incalzato i Comuni e la Provincia chiamati ad «attivare le procedure per riportare l’operazione nel solco della legge e ad avviare le indagini per individuare i responsabili dell’inquinamento». L’Agenzia chiede ai sindaci di «varare ordinanze per la bonifica delle scorie» e ha scritto ai ministeri delle Infrastrutture e dell’Ambiente invocando il ricorso «a una diffida nei confronti del concessionario e dell’appaltatore dal perseguire l’attività in cantiere in assenza di autorizzazione». Il Governo potrebbe imporre la sospensione delle movimentazione delle terre e lo stop al cantiere. Per Arpa l’iter di costruzione dell’infrastruttura è fuori norma. L’ISPEZIONE AVEVA portato inizialmente alla luce due criticità: lo spostamento di terra escavata in un comparto non inserito all’interno della procedura autorizzata dal ministero, ed alcune macro difformità nella documentazione e nelle autorizzazioni. Ma il rapporto conclusivo traccia uno scenario ben più grave. Il 18 novembre il costruttore Salc ha trasmesso una nota sull’esecuzione dei lavori, con tanto di Piano preliminare di utilizzo delle terre e rocce di scavo nell’area dello svincolo di Codolazza. Il documento - spiega Arpa - «veniva inviato alla Provincia, ai Comuni di Villa Carcina e Concesio, alla Comunità Montana di Valtrompia e per conoscenza all’Anas Milano, ma non ai ministeri. Dal Piano emergevano già evidenti criticità legate a pregiudizio ambientale dei suoli. Nonostante questo, non risultava trasmissione di notifica di sito contaminato, come prevede il Testo unico ambientale, e il Comune di Villa Carcina prendeva semplicemente atto del Piano, rimandando alle autorità l’onere di rilasciare le autorizzazioni». Arpa, ravvedendo incongruenze nell’iter amministrativo del Piano - «che risultava privo di qualsivoglia autorizzazione» - incontrava i vertici di Salc il 13 dicembre. Il faccia a faccia non chiariva i punti oscuri e pochi giorni dopo scattava l’ispezione e il sequestro. «Erano in corso operazioni di movimentazione terre e rocce ed erano accertate movimentazioni pregresse a costituire cumuli per circa 3000 metri cubi in territorio di Concesio e circa 1900 metri cubi su quello di Villa Carcina - si legge nel verbale del sopralluogo -. Il materiale proveniva da scarifiche e rimodellamento delle aree stesse. Il tutto in assenza di autorizzazione necessaria. Quand’anche le terre e le rocce da scavo movimentate fossero risultate esenti da contaminazione - cosa che invece non è, ribadisce chiaramente Arpa - l’esecuzione delle opere richiedeva il deposito del Piano all’autorità e l’attesa del termine di 90 giorni prima dell’inizio dei lavori». Le terre e rocce non contaminate, precisa Arpa sottolineando che «queste non lo sono», sono qualificabili come sottoprodotti solo nel caso in cui siano rispettate certe condizioni previste dal Testo Unico Ambientale. Il mancato rispetto della trasmissione all’autorità entro il termine di 90 giorni, riconduce il contesto al regime dei rifiuti». SONO STATE quindi effettuate operazioni - conclude Arpa - «che hanno visto scavi, asportazioni, riporti, ricariche e movimentazioni di suoli contaminati, senza alcuna autorizzazione, e con modifica dello stato dei luoghi rispetto al tempo delle indagini, su aree da assoggettare obbligatoriamente a procedimento di bonifica». Nell’area di competenza del Comune di Concesio risultavano inoltre presenti «circa 230 metri cubi di stoccaggi abusivi di rifiuti da costruzione e demolizione, e depositi incontrollati di rifiuti di varia natura». •

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