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14.04.2017

I difensori dell’acqua pubblica
bussano alla porta di 25 Comuni

I rappresentanti del Comitato referendario provinciale
I rappresentanti del Comitato referendario provinciale

Stavolta i sindaci non avranno alibi. A farli uscire dall'ambiguità che ha scandito la partita sulle risorse idriche sarà il neonato Comitato referendario provinciale che avrà come obiettivo far deliberare la richiesta di consultazione popolare sulla costituzione del gestore unico «Acque Bresciane» ad almeno 25 Comuni, in rappresentanza del 3 per cento degli aventi diritto al voto.

UN'IMPRESA apparentemente facile come... bere un bicchiere d'acqua, alla luce del referendum nazionale che con percentuali schiaccianti (oltre il 92%) ha stabilito che i cittadini italiani vogliono che l'acqua resti un bene collettivo e pubblico.

«In realtà trovare sponda negli amministratori sul referendum provinciale è un'incognita, considerato il voltafaccia della maggioranza dei sindaci che, dopo aver sostenuto in prima persona la battaglia nazionale, in Provincia hanno appoggiato compatti una privatizzazione mascherata - osserva il consigliere provinciale Marco Apostoli -. La governance di ’Acque Bresciane’ è mista solo in teoria. Se un privato detiene il 49% della società e il restante 51% è polverizzato in 200 soci, appare evidente che la componente pubblica non potrà mai avere voce in capitolo nelle scelte».

L'obiettivo del Comitato è di opporsi al gestore unico - almeno nella forma decisa dal Broletto - con un referendum su scala provinciale. Dopo la consegna delle oltre 300 firme a sostegno della consultazione in Provincia, è scattata la ricerca del supporto delle Amministrazioni civiche.

Fase che è stata presentata ieri a Borgosatollo, dove la petizione è stata sottoscritta in maniera massiccia. «Il nostro Comune - lamenta Andrea Grasso, commissario commissione comunale II e membro del comitato di quartiere ’Il Parco di tutti non si tocca’ - è l'emblema di come la scelta del gestore unico sia stata imposta ignorando la volontà dei cittadini. Come nella stragrande maggioranza dei Comuni bresciani, il sindaco Giacomo Marniga ha sostenuto la nascita di Acque Bresciane senza convocare un'assemblea pubblica o un Consiglio comunale sul tema».

«É CHIARO che si tratta di una scelta politica fatta sulla pelle della collettività - osserva Mariano Mazzacani, alla testa del Comitato per il referendum e rappresentante del Comitato Acqua bene comune - che paventa il rischio di una deriva privatistica della risorsa idrica -. Entro il 31 dicembre 2018, con un bando europeo, sarà messa a gara la quota societaria di maggioranza relativa di Acque Bresciane. Stiamo per consegnare chiavi in mano i nostri acquedotti per trent’anni senza avere nessuna garanzia per gli utenti - afferma ancora il rappresentante del movimento referendario - presenteremo il quesito referendario in Provincia raccolte le 25 delibere. Sarà il momento della verità - conclude Mazzacani - per molti sindaci che fino ad oggi sulla vicenda hanno mantenuto un atteggiamento bifronte».

Cinzia Reboni
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