GOVERNO E SFIDE

Riforme per l'Italia. La priorità di Draghi

È indubbio: gli italiani sono stanchi, sfiduciati e forse un po’ depressi per la lentezza con cui si stanno ottenendo risultati nella battaglia al Covid. Qualche forza politica cavalca con spregiudicatezza il malessere di tante categorie produttive, ferme da oltre un anno. Questo fa perdere di vista la necessità di compiere alcune scelte fondamentali, determinanti per delineare il futuro dell’Italia. Il piano per ottenere i finanziamenti di Bruxelles, che Draghi ha illustrato ai partiti e si accinge a portare la settimana prossima in Parlamento, dopo un primo passaggio in Consiglio dei ministri, non sta ricevendo dalle forze politiche l’attenzione che invece meriterebbe. Quasi tutti si limitano a battagliare per avere un posto nei meccanismi di gestione di queste risorse, così come molti sostengono le istanze locali che hanno presentano una miriade di micro-progetti buoni a raccattare un po’ di consenso immediato, ma non decisivi per modificare la rotta del Paese e metterlo in condizione di competere con successo su scala globale. La sola Regione Piemonte ha presentato a Roma oltre 1.250 progetti che non hanno nulla a che vedere con le direttive per il piano varate dall’Ue! Draghi e il ministro dell’economia, Daniele Franco, hanno elaborato un piano con linee guida chiare, articolate in 16 gruppi di progetti che devono essere tra loro sinergici e si devono intrecciare con alcune fondamentali riforme strutturali di cui l’Italia ha bisogno da tempo. Le riforme dovranno rendere possibile l'attuazione del piano nei tempi molto stretti previsti da Bruxelles, ma potranno giovarsi dei finanziamenti previsti dal piano stesso. Si tratta di uno sforzo progettuale e organizzativo enorme, con la previsione di spendere in 6 anni 221,5 miliardi di euro, più altri 20-30 miliardi dei fondi di coesione ordinari.L'importanza delle cifre fa capire che da esse dipenderà il tipo di Paese che l'Italia sarà. Solo se sapremo fare buoni investimenti, miglioreremo la competitività, potremo raggiungere quella maggiore crescita annua di circa un punto e mezzo di Pil prevista, quella riduzione del debito verso livelli compatibili con un buon aumento del reddito e dell'occupazione.

Ernesto Auci

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