IN FRANCIACORTA

Barone Pizzini, il bio è il mezzo «ma il fine è sempre la qualità»

Brescianini: «Sono orgoglioso di aver avviato un percorso, poi seguito da gran parte del territorio». Una forte attenzione anche alla biodiversità
Una veduta panoramica della cantina Barone Pizzini di Provaglio d’Iseo, protetta dalla sagoma imbiancata del Guglielmo: ha aperto la strada del biologico nella produzione del FranciacortaLa biodiversità tra i vigneti
Una veduta panoramica della cantina Barone Pizzini di Provaglio d’Iseo, protetta dalla sagoma imbiancata del Guglielmo: ha aperto la strada del biologico nella produzione del FranciacortaLa biodiversità tra i vigneti
Una veduta panoramica della cantina Barone Pizzini di Provaglio d’Iseo, protetta dalla sagoma imbiancata del Guglielmo: ha aperto la strada del biologico nella produzione del FranciacortaLa biodiversità tra i vigneti
Una veduta panoramica della cantina Barone Pizzini di Provaglio d’Iseo, protetta dalla sagoma imbiancata del Guglielmo: ha aperto la strada del biologico nella produzione del FranciacortaLa biodiversità tra i vigneti

La Barone Pizzini, società agricola per azioni, ha sede in via San Carlo a Provaglio d’Iseo in uno degli angoli più suggestivi della Franciacorta. I centri abitati di Provaglio e di Corte Franca si percepiscono in lontananza. A prevalere è lo scenario di vigneti incastonati tra le quinte naturali del Monte Guglielmo, del colle impreziosito dalla Madonna del Corno, delle Torbiere sebine, del Lago d’Iseo con Montisola, che si alternano al variare della prospettiva sulla quale si proietta lo sguardo. La Barone Pizzini è tra le più antiche aziende vitivinicole della Franciacorta e vanta un significativo record: è stata la prima cantina a produrre Franciacorta da viticoltura biologica certificata. Significa che per coltivare e «nutrire» le viti si utilizzano sostanze naturali, oppure ottenute con processi semplici, senza ricorrere a prodotti chimici, diserbanti, Ogm, fertilizzanti o pesticidi di sintesi. Una visita - che in questo caso inizia nel ricordo del sorriso del compianto amministratore delegato Piermatteo Ghitti, scomparso nel terribile 2020 - consente di approfondire la conoscenza della realtà, presieduta dall’imprenditore milanese Ugo Colombo. A Silvano Brescianini, socio fondatore, amministratore delegato e vicepresidente esecutivo della Barone Pizzini, si deve l’intuizione e la determinazione nella scelta della produzione biologica: una strada che, in seguito, ha profondamente indirizzato le strategie di gran parte dell’intero comprensorio vinicolo. Nello spiegare come tutto ha avuto inizio, Brescianini parte dal 1994, quando abbinava all’esperienza di ristoratore del Santa Giulia, ristorante attivo all’interno della precedente sede della cantina, a Timoline di Corte Franca, quella di responsabile della cantina. Ricorda la prima vendemmia, da lui seguita in quell’anno. Nel ’98, sempre più appassionato e assorbito dal versante vitivinicolo, ha lasciato la ristorazione. «Vedendo cosa si utilizzava in campagna - ricorda - prodotti chimici e diserbanti, mi sono posto una semplice domanda: possiamo trovare delle alternative?». Un quesito, in realtà, coerente con un concetto per lui chiarissimo, sintetizzabile con l’affermazione che «il biologico è il mezzo, il fine è la qualità». Le soluzioni c’erano e sono state adottate, tanto che in breve si è compresa la vicinanza a ottenere un vino bio, «anche se in testa - dice - avevamo l’idea di ottenere un vino buono». Brescianini ricorda le numerose tavole rotonde alle quali è stato invitato agli inizi degli anni 2000, nelle quali la domanda era sempre se il vino biologico si potesse o no realizzare. Lui ha sempre risposto che, innanzitutto, si è fatto per secoli se non millenni (la chimica è relativamente recente), aggiungendo considerazioni, tuttora valide: lo facciamo noi, potete farlo anche voi. Costa di più, certo, ma già allora non gli risultava che il prodotto fosse più caro di altri. Il biologico deve essere considerato un prerequisito, con l’obiettivo della qualità, appunto un mezzo, non un fine. Vanno ricordati alcuni esempi, non isolati, di pionieri che realizzavano vini bio, non al top, ai quali va comunque riconosciuto il merito di avere sperimentato e contribuito ad aprire una strada. «La cosa di cui sono veramente orgoglioso - afferma soddisfatto Brescianini - è di aver iniziato un percorso poi seguito da gran parte del territorio». Da sottolineare un’evidenza empirica: le ricerche dimostrano che i suoli con maggiore vitalità sono quelli con coltivazione biologica applicata da dieci, quindici anni. Nel vigneto bio, inoltre, sono presenti molte più varietà di erbe, altro termometro della positiva ricaduta sulla biodiversità. Un tema, questo, che si interseca con il più ampio concetto di sostenibilità, un altro punto di forza per Brescianini, che riveste anche i ruoli di presidente del Consorzio per la tutela del Franciacorta e di vicepresidente di Coldiretti Brescia. Tra gli aspetti che caratterizzano e differenziano maggiormente la Barone Pizzini da altre cantine, per Brescianini figura l’ampliamento del progetto imprenditoriale e vitivinicolo su altri territori: Marche, Maremma e più recentemente Capriano del Colle, tutte realtà con produzione bio. Un altro punto significativo del progetto, sin dagli inizi degli anni Novanta, caratterizzati dalla sinergia con il ristorante Santa Giulia, è l’attenzione all’enoturismo, alla storia, al territorio nel suo complesso. Grazie anche all’organizzazione di visite guidate in cantina, a un’organizzazione professionale dell’accoglienza e della didattica - divenuta una specifica business unit - nel 2019 sono stati più di 5 mila i visitatori che hanno varcato le soglie dell’azienda e, in buona parte, visitato luoghi simbolo della Franciacorta. L’ultima novità si chiama Erbamat, «varietà autoctona, presente in documenti del Cinquecento - spiega Brescianini - un regalo della storia». Il vitigno è stato inserito nel Disciplinare del Franciacorta Docg, utilizzabile sino al 10% del totale. La Barone Pizzini di Provaglio d’Iseo è la prima cantina ad offrire un Franciacorta con presenza di Erbamat (al 3%): si tratta dell’Extra Brut Animante.•. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Adriano Baffelli