L’ACCADEMIA

«Symposium», la formazione che fa crescere l’agricoltura

Uno spazio per qualificare al meglio gli operatori anche nel comparto del turismo. E con l'Its la proposta avvicina il mondo dell'università
Una panoramica del convento del Calvario a Rodengo Saiano, sede dell’Accademia Symposium che offre percorsi formativi in linea non solo con l’agricoltura rivolta al futuroIl rettore padre Luigi Cavagna
Una panoramica del convento del Calvario a Rodengo Saiano, sede dell’Accademia Symposium che offre percorsi formativi in linea non solo con l’agricoltura rivolta al futuroIl rettore padre Luigi Cavagna
Una panoramica del convento del Calvario a Rodengo Saiano, sede dell’Accademia Symposium che offre percorsi formativi in linea non solo con l’agricoltura rivolta al futuroIl rettore padre Luigi Cavagna
Una panoramica del convento del Calvario a Rodengo Saiano, sede dell’Accademia Symposium che offre percorsi formativi in linea non solo con l’agricoltura rivolta al futuroIl rettore padre Luigi Cavagna

Sono trascorsi oltre tre secoli dal 1669, anno che vide la contessa Maddalena Avogadro, vedova Provaglio, riacquistare dalla Repubblica Veneta il convento del Calvario a Rodengo Saiano, che avrebbe ospitato i Frati Minori dell’Osservanza. Il nome si deve all’edificazione, intorno al 1690, alle sue spalle, di una chiesetta che ricorda quella eretta sul Calvario a Gerusalemme. Complesse dinamiche portarono a contrasti, infine a una serie di passaggi gestionali e rinunce. Sino a che il 12 febbraio 1841 il convento non fu posto nelle mani del canonico Lodovico Pavoni, che si impegnò a restaurare il complesso e le adiacenze adibendolo a colonia agricola, all’assistenza e all’educazione dei sordomuti. Una rinascita destinata a rimanere incompleta, considerato che il futuro San Lodovico Pavoni avrebbe trovato la morte il 10 aprile 1849 proprio nel convento del Calvario, quasi certamente per gli sforzi che fiaccarono il suo corpo, già malato, compiuti nel portare in salvo alcuni dei giovani protagonisti dell’insurrezione dei bresciani contro gli Austriaci, conosciuta come «Le dieci giornate di Brescia». Tra le mura, che per alcuni decenni, al finire del secolo scorso ospitarono una comunità per il recupero di tossicodipendenti di «Mondo X», guidata da Padre Eligio Gelmini e da Mariolina Mazza, ora è attiva un’interessante esperienza formativa, legata con un fil rouge anche all’esperienza della colonia agricola di pavoniana memoria: l’Accademia Symposium. Inaugurata poco meno di un anno fa, dopo che era attiva da un paio di stagioni, l’Accademia di Rodengo Saiano ospita una Scuola di Formazione Agroalimentare e per operatori agrituristici. Il Rettore è Padre Luigi Cavagna, dell’Ordine dei Frati Minori. «È un’iniziativa di particolare rilievo, che ha richiesto molto impegno per superare positivamente un percorso non privo di ostacoli - riflette -. Alla fine ha consentito di dare vita all’Accademia Symposium, seguendo l’esempio di chi, prima di noi, ben 170 anni fa, proprio in questo luogo ha avviato una scuola con un obiettivo ben preciso: formare i ragazzi attraverso il dialogo con la natura circostante e con le necessità del territorio. Raccogliamo dunque e portiamo avanti l’esempio di San Lodovico Pavoni». L’obiettivo di garantire una specifica formazione, si lega a una serie di collaborazioni con entità pubbliche, tra le quali l’università, e private attive sul territorio e al di fuori dello stesso se necessario. Nella volontà dei Frati Francescani, protagonisti del rinascimento di questa porzione di territorio con profonde radici storiche, la bellezza del luogo deve fare da cornice all’eccellenza formativa e del percorso professionale che in prospettiva è possibile garantire a ragazzi desiderosi di conoscere il mondo dell’agricoltura, dell’agroalimentare, del vino e del turismo. Premesse che hanno dato vita a due corsi quadriennali professionalizzanti, uno dedicato al settore agroalimentare e vitivinicolo, l’altro al turismo. L’offerta formativa, già dallo scorso anno scolastico si è arricchita grazie alla proposta di un Its, un Istituto tecnico superiore post diploma strutturato in collaborazione con la facoltà di Agraria della Cattolica, sede di Piacenza, con l’intento di formare «Smart manager dell’enoturismo». Padre Cavagna sottolinea che le proposte hanno riscosso un considerevole successo superiore alle aspettative. Per i percorsi professionalizzanti, grazie alle partnership instaurate, «gli allievi vivono esperienze di lavoro in alcune cantine del territorio dal primo anno, per un giorno la settimana», ricorda il rettore. Anche l’Its ha registrato un soddisfacente inizio. D’altro canto, come sottolinea Padre Luigi Cavagna, «quella del manager dell’enoturismo è una figura che interessa molto le cantine, interessate a disporre di figure con competenze enologiche e capacità di costruire percorsi che associano il vino, l’arte e la cultura della Franciacorta». L’Its dura due anni, ma per chi intende continuare il percorso accademico, alla facoltà di Agraria della Cattolica di Piacenza, viene riconosciuta una parte della formazione già svolta. Oltre a fornire ottimi strumenti ai ragazzi, contribuendo a diminuire il gap esistente tra scuola e mondo del lavoro, l’Accademia propone concrete iniziative per avvicinare i due «mondi», grazie a percorsi che vedono protagoniste le imprese a fianco dei giovani studenti. I percorsi proposti sono particolarmente richiesti e sostenuti dalle aziende del territorio. Il primo anno è di orientamento: si approcciano le diverse facce del lavoro che si sviluppa nei tre anni successivi tra studi, stage, esperienze all’estero e apprendistato. Il quinto anno porta all’esame di Stato. Il 60% dei formatori è imprenditore o libero professionista: la teoria ben si lega alla pratica del lavoro. La scuola propone due Its con corsi biennali di 2 mila ore destinati a chi ha conseguito la maturità e ha meno di 29 anni. Mille ore sono di stage in azienda per formare smart manager dell’enoturismo e tecnici dei processi agro-zootecnici.•. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Adriano Baffelli