la testimonianza

«Così ho scoperto il maniaco che adescava mia figlia online»

di Mario Pari
Il racconto della mamma che ha denunciato alla Polizia Postale il maestro 50enne che video chiamava la ragazzina di 12 anni
Una ragazzina con il cellulare
Una ragazzina con il cellulare
Una ragazzina con il cellulare
Una ragazzina con il cellulare

 

Un comportamento atipico, irascibile. Gli occhi incollati al telefono cellulare e il tempo sottratto allo studio. Poi, il sospetto. Quello di una madre che non riconosce più la figlia 12enne, sempre più assente e ostile. E la sconcertante scoperta, quella di una chat con parole e immagini   tutt'altro che innocenti. Sono alcuni degli elementi venuti alla ribalta delle cronache nei giorni scorsi. Quando si è saputo che un maestro elementare di 50 anni era riuscito ad adescare ragazzine di 12 - 13 anni e a farsi mandare video dai contenuti «sessualmente espliciti». La denuncia che ha portato all’arresto dell'uomo, è partita da Brescia, dalla mamma di una delle ragazzine coinvolte. C’è stato, come in tutte le cose, un inizio. Quello che non è passato inosservato, racconta quella madre, è stato «un utilizzo continuo del telefono» al quale si è aggiunto «un approccio scontroso a qualsiasi richiesta fatta da noi familiari». «Ho cercato -prosegue la madre - di effettuare il controllo del telefono cercando di spingerla a mostrarmelo e chiedendo di spiegarmi con chi passava il tempo via chat». Ma, com’è comprensibile non è stato facile, non è stato semplice interagire con l’adolescente, tendenzialmente più incline a pensare che il genitore voglia «impicciarsi», quando si tratta della massima manifestazione d’interesse e d’amore per il figlio. Proprio per questo, quando il sospetto prende corpo, non c’è tempo da perdere.

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Alla fine quella madre ha dovuto prendere atto della realtà: «Quando ho capito che aveva lasciato il suo numero di telefono a questo ragazzo che aveva un profilo Instagram molto sospetto (solo 2 post e 3 follower) ho incominciato ad insospettirmi e poi vedendo delle chat con richieste particolari ho iniziato a metterla in guardia sul pericolo che stava correndo». Questo, per quanto riguarda i rapporti con la figlia. Ma il genitore non ha avuto esitazioni nemmeno nel momento in cui ha dovuto fronteggiare un situazione che richiede comunque uno sforzo interiore: rivelare tutto a chi indaga. « Sono andata subito alla polizia senza dubbi per un consiglio e un aiuto per capire se poteva essere un rischio anche per altre ragazzine. Per altro il soggetto, probabilmente con una certa capacità dialettica circuiva e si conquistava la fiducia fingendosi un coetaneo, mettendo in cattiva luce i genitori "cattivi"».

La polizia postale, quindi, come punto di riferimento per non essere soli nella battaglia contro un nemico per tanti versi sconosciuto a chi appartiene a generazioni diverse da quelle che sono principalmente esposte. Ma dove affonda le radici questo essere esposti, questa vulnerabilità in cui la tecnologia multimediale penetra come una lama nel burro? La madre che ha avuto il coraggio di non stare a guardare, un’idea se l’è fatta: «Sicuramente la solitudine del Covid e il cattivo andamento scolastico hanno contribuito a farla chiudere in  se stessa e a fidarsi della persona sbagliata, e l'incoscienza le hanno fatto fare alcune cose oltre al limite». Quella imboccata ora sembra, senza dubbio, la strada della ripartenza o forse del ritorno verso i 12 anni e tutto ciò che li rende grandiosi, evitando di finire nella rete di persone che decidono di ritoccarsi il volto per «ringiovanire» di decenni, per adescare. «Noi -conclude il genitore - anche sotto consiglio della polizia postale abbiamo avuto un aiuto psicologico». Forse non è tutto, ma da lì, certamente si riparte.

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