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27.06.2020

Depuratore, un dossier smonta il progetto

Una delle manifestazioni di protesta contro il depuratore del Garda
Una delle manifestazioni di protesta contro il depuratore del Garda

Un dossier di 120 pagine che si focalizza sugli aspetti ambientali a 360 gradi, partendo dai problemi del lago di Garda per arrivare a quelli del fiume Chiese. Il pacchetto di «osservazioni» dettagliate e documentate, messe a punto da associazioni ambientaliste e comitati, è arrivato sul tavolo del ministro all’Ambiente Sergio Costa unitamente al documento dei tecnici nominati dai Comuni di Gavardo e Montichiari, così come richiesto nell’ultimo Tavolo tecnico. Pagine e pagine per ribadire che il progetto della depurazione del lago di Garda «non sta in piedi», che la scelta di potenziare l’impianto di Peschiera «è ancora la migliore possibile» e che cambiare bacino imbrifero «è una follia». «Ben venga sul Garda una collettazione efficiente - sottolinea Filippo Grumi del comitato Gaia di Gavardo -, ma non si stravolga l’esistente che, per la sponda bresciana, ha sostanzialmente ben funzionato. Il progetto dei due depuratori di Gavardo e Montichiari si basa sulla presunta inadeguatezza della condotta sublacuale tra le due sponde, tuttora perfettamente funzionante, eventualmente sostituibile con altro intervento analogo o con una condotta circumlacuale, sempre con destinazione Peschiera». DEL RESTO LA SOLUZIONE del «tutto sulla sponda veronese» è stata più volte confermata come quella «migliore dal punto di vista ambientale» fin dal 2013 con il progetto preliminare di Garda Uno, e successivamente con lo studio del professor Giorgio Bertanza dell’Università di Brescia. «Per ben due volte Acque Bresciane ha modificato la scelta dei parametri per ottenere il risultato che tutti conosciamo - si legge nel documento -. Basterebbe solo questo per dimostrare come la scelta migliore sia sotto gli occhi di tutti da molto tempo, ma in realtà venga sempre accantonata per favorire gli aspetti economico-gestionali». Il dossier - redatto da un team di esperti tra cui Marco Pietropoli, Christian Grazioli, Stefano Guarisco e lo stesso Grumi, e sottoscritto da Acqua Alma Onlus, Alternative Odv, Ambiente Futuro Lombardia, Circoli Legambiente Brescia Est e Bassa Bresciana, Comitato Gaia, Mamme del Chiese, Comitato Referendario Acqua Pubblica Brescia, Comitato di Salute Pubblica «La corsa per la vita», Comitato Visano e Basta Veleni - punta il dito contro «un’opera di notevole costo economico e di forte impatto ambientale, ecologico, paesaggistico e sociale, scartando le alternative e trascurando tout court gli impatti su un fiume eccessivamente sfruttato. Il corso del Chiese è asciutto in alcuni tratti nella stagione estiva, non è certo paragonabile al Mincio per capacità di diluizione, mentre i fenomeni di piena nei periodi piovosi sconsigliano aggiunte di reflui depurati di altra provenienza». Attraversando un territorio densamente abitato, «il Chiese soffre per i ripetuti sversamenti da industrie e allevamenti e per il cattivo funzionamento di piccoli depuratori in infrazione europea». E ancora: «a Gavardo si collocherebbe il mega depuratore del Garda per 100 mila abitanti equivalenti, con sbocco nello stesso tratto di fiume dove è previsto lo scarico dei reflui da depurazione di un impianto intercomunale già in costruzione per 36 mila utenti. Per raggiungere e devastare quest’area si dovrà scavare per decine di chilometri vicino al lago e oltre le colline, superando un dislivello di 150 metri circa tra lago e fiume. Un dislivello che costerà caro anche in termini energetici, per pompare i reflui in salita e che prospetta come non improbabile, nel caso di un cattivo funzionamento dell’impianto, un devastante riflusso verso il golfo di Salò». Problematico anche il caso di Montichiari, «stretto tra discariche e aeroporto - scrivono i comitati -. Senza contare che il Chiese, tra deprivazioni e inquinamento, resta il principale indiziato per gli oltre mille casi, di polmonite da legionella verificatisi due anni fa lungo il suo corso». SECONDO Filippo Grumi, «abbiamo messo sul piatto dati oggettivi. É innegabile che il Mincio è sicuramente il miglior corpo recettore, con i suoi 160 chilometri di lunghezza e una portata di 80 metri cubi al secondo, contro i 75 chilometri del Chiese, che ha una portata inferiore ai 30 metri cubi. Il Mincio ha già un depuratore da 330 mila abitanti, e nonostante si faccia carico da 35 anni dello scarico dei reflui della sponda bresciana non presenta criticità. Ma quali potranno essere le conseguenze dei depuratori sul Chiese?». •

Cinzia Reboni
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